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Il tè cinese e le sue proprietà benefiche

2013年10月01日 18:03 fonte:Cina in Italia  autore: M.T. Trucillo

 

In Italia il dilemma antico sull’accordare una preferenza a tè o caffè si è sempre risolto a favore del secondo. La questione è più culturale che prettamente relazionata al gusto: nell’immaginario degli italiani, gli intellettuali e i politici dei secoli scorsi scrivevano pagine di letteratura e decidevano i destini delle nazioni sorseggiando la nera bevanda in locali pregni di fumo; il tè era per lo più destinato come terapia per gli stomaci disturbati o come conforto nei pomeriggi invernali.

La globalizzazione economica ha portato all’abbattimento di frontiere fisiche e di dogmi culturali. Al giorno d’oggi in Italia si è diffuso anzi un interesse nuovo per il tè e le sue decantate proprietà terapeutiche, nonché una sincera voglia di riuscire a godere pienamente dell’esperienza sensoriale che tale bevanda può offrire. Il più ricercato dagli italiani è sicuramente il tè cinese, a discapito di quello inglese o indiano.

Le origini della bevanda si perdono nella notte del mito: Shennong Shi, il terzo leggendario imperatore cinese, vissuto più di 2000 anni prima di Cristo, l’avrebbe scoperta quasi per caso (gli altri due imperatori mitici sono Sui Ren Shi, che introdusse il fuoco e i cibi cotti, e Fu Xi Shi, che portò pesca e cacciagione). Un vero filantropo, l’imperatore Shennong, la cui intera esistenza fu dedicata alla divulgazione di conoscenze utili al popolo per migliorare il proprio tenore di vita. Così, è stato lui a insegnare le tecniche agricole ai cinesi, modificando la loro (di certo non salutista) dieta a base di cacciagione; Shennong ha inoltre incoraggiato i primi commerci e introdotto gli studi di medicina. È stato proprio durante una delle ricerche che svolgeva in campo medico che ha avuto il suo primo approccio con il tè.

Secondo la leggenda, infatti, il re si era recato tra i monti più impervi e le lande più desolate alla ricerca di erbe mediche che assaggiava personalmente. Durante uno di questi esperimenti, gli capitò di assumere del veleno: l’imperatore sentì la lingua secca e la bocca paralizzata, e, incapace di muoversi, usò le sue ultime forze per appoggiarsi a un tronco. D’un tratto, una brezza leggera fece staccare delle foglie dalla cima dell’albero. Una delle foglie finì dritta in bocca a Shennong, il quale cominciò a masticarla: subito avvertì che bocca e lingua erano tornate alla vita, risvegliate dall’aroma fresco e profumato della pianta. L’imperatore raccolse allora altre di quelle foglie miracolose per studiarne la fattura: in seguito avrebbe chiamato la pianta “tè”.

I cinesi dividono rigidamente le varie qualità di tè in 6 tipi principali: verde, nero, wulong, bianco, giallo, pu-erh o tè postfermentato.

Il tè verde è la varietà più diffusa in Cina, nonché quella con la storia più antica. Viene fatto seccare e in seguito torrefatto per permetterne la conservazione ed evitarne la fermentazione; a questo punto le foglie vengono arrotolate e selezionate, operazioni che in Cina si svolgono ancora per buona parte a mano. Il colore dell’infusione è cristallino e varia dal verde-arancio al rosa pallido. È povero di teina, digestivo e tonico, un tè perfetto per il dopo pranzo e nel pomeriggio, ma sconsigliato la sera per il suo alto tenore di vitamina C. Le sue proprietà rinfrescanti lo rendono particolarmente adatto ai mesi estivi. Si produce principalmente nello Zhejiang, Jiangsu, Anhui e Jiangxi. I tè verdi più famosi sono il Longjing e il Maojian.

Il tè nero (che in cinese è chiamato “rosso”, ma noi italiani seguiamo la nomenclatura inglese) è la varietà di pianta che in Italia si trova generalmente al supermercato, seppur della peggiore qualità. Il colore delle foglie varia dal verde al rosso ramato, a seconda dell’ossidazione; il colore dell’infusione è invece bruno dorato. Ha un sapore deciso, rotondo e dolce. Le foglie di tè nero vengono lasciare a fermentare e poi torrefatte per arrestarne il processo di decomposizione che si avvia con l’ossidazione. Infine vengono selezionate in base alla grandezza, ed è proprio nel tipo di foglia che risiede la grande differenza qualitativa del prodotto. I tè neri più famosi sono quello dello Yunnan e quello di Yixing.

Il tè wulong (in cinese “drago nero”) è un tè intermedio tra il verde e il nero:la fermentazione è solo parziale e viene arrestata con la torrefazione. Ha un sapore più gentile del nero, ma meno fresco del verde. È povero di teina e quindi adatto a tutte le ore del giorno e per tutti i pasti; è spesso consigliato nelle diete per le sue proprietà molto salutari.

Il tè bianco deve il suo nome al colore dell’infusione, di un giallo pallido. A lavorazione ultimata, le foglie risultano argentate. È molto pregiato e viene prodotto in piccole quantità: addirittura nell’antichità esistevano dei giardini segreti a uso esclusivo dell’imperatore per coltivare questa pianta. Le foglie vengono semplicemente fatte appassire e seccare. Ha un gusto sottile e adatto solo ai palati più delicati. I rappresentanti più famosi sono il tè Baimudan e il Baihao Yinzheng.

Il tè giallo è fatto con tè verde fermentato in un recipiente chiuso. Le foglie vengono seccate, arrotolate, torrefatte e lasciate riposare in un panno umido per 20 ore. Il risultato finale sarà una bevanda chiara e dorata che scorre leggera in gola. Viene prodotto principalmente nella provincia dello Hunan e in quella del Sichuan.

Il tè post-fermentato è ottenuto con foglie avviate alla fermentazione come se si dovesse ottenere un tè nero ma che, dopo una prima fermentazione, vengono idratate e nuovamente fermentate. Ha un sentore di legno umido e ottime proprietà depurative; rinfresca il corpo e brucia naturalmente i grassi aiutando la digestione. Il più famoso tra i tè post fermentati è il Pu erh, diffuso anche in Italia.

Che la Cina sia la culla materiale e culturale del tè è attestato dal suono stesso della parola: l’inglese tea, il francese the, il tedesco thee, l’italiano riprendono il suono te pronunciato nelle zone costiere del Guandong e del Fujiang come variante dialettale del mandarino cha.

Gusti, profumi e indicazioni terapeutiche sono molto diverse da foglia a foglia; il popolo cinese, pienamente consapevole della varietà di elementi contenuti nella tazza fumante, ha sviluppato attorno alla cultura del tè un vero e proprio rituale che va dalla scelta delle porcellane al giusto grado di temperatura per l’acqua. Sin dall’antichità letterati, filosofi e uomini d’ingegno amavano discutere le proprie teorie ed elaborare i propri scritti riflettendo davanti del tè caldo. La bevanda diveniva così non soltanto un rimedio medico o un semplice compagno al pasto, quanto un momento di aggregazione e condivisione importante, da consumare in casa o nelle apposite sale da tè: l’equivalente delle nostre caffetterie d’epoca.

Ma se in Italia è oggi sempre più frequente dedicare un momento della giornata alla scoperta e degustazione di qualche tè esotico, anche a Pechino è sempre meno raro imbattersi in cinesi che sorseggiano una tazzina d’espresso; la moda è condivisa soprattutto dalle nuove generazioni, già sulla cresta di uno stile di vita veloce e globalizzato.

La sfida tra tè e caffè sembra così risolversi in una coesistenza pacifica e stimolante, in cui la conoscenza di reciproche culture passa dal conforto dolcissimo che solo una buona bevanda calda può portare al cuore.