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Un’italiana a Shanghai

2013年10月21日 18:37 fonte:Cina in Italia  autore: Guo Ran
Foto travelourplanet.com

 

Negli ultimi cinque anni, sono sempre di più gli italiani che si recano in Cina per studiare o lavorare. Ecco la storia di Erica che vive a Shanghai per motivi di studio.

Erica Giopp

Ha frequentato la facoltà di Studi Orientali di Roma e l’anno scorso ha vissuto tre mesi a Pechino per approfondire lingua e cultura cinesi. Dopo aver conseguito il diploma di laurea triennale a dicembre, si è iscritta a un corso di 6 mesi per studiare cinese a Shanghai presso l’Università Fudan.

Descrivi Shanghai con tre aggettivi.

«Pacchiana, cinese, doubleface».

Perché proprio questi tre termini?

«“Pacchiana” perché è una città ricca, estremamente moderna e sviluppata, consapevole di esserlo. Basta un colpo d’occhio una volta arrivati a Shanghai per percepire quanto la città e i cittadini ci tengano ad ostentare la propria ricchezza. Dai palazzi, agli abiti delle donne, dai locali notturni agli ornamenti lungo le vie del centro: Shanghai appare illuminata a giorno e vestita di diamanti, pellicce e borse di famosi marchi italiani.

“Cinese” perché, per quanto si possa parlare di apertura all’ Occidente e di multiculturalismo, Shanghai rimane una città fortemente radicata nelle sue origini: basta girare l’angolo a Pudong (distretto a est del Bund, punto nevralgico dell’economia della città) per trovare gli uomini intenti ad accendere i fornelli a gas sui marciapiedi per vendere gli spiedini, vedere gruppi di signore che danzano davanti a un supermercato ascoltando la musica da una radio portatile, per mantenersi in forma, vedere la gente che brucia talismani sui marciapiedi per onorare i propri antenati.

“Doubleface” perché tutto si integra e si confonde: oriente e occidente, cinese e inglese, come le sponde del Bund, su una cui parte si stagliano i grattacieli futuristici, mentre sull’altra affacciano i palazzi neoclassici degli anni ’30. Così è l’intera città: un continuo confronto tra una modernità che avanza e un’identità cinese che non si cancella».

Per quale motivo hai scelto di vivere a Shanghai e non in un’altra città?

«Ho scelto di vivere a Shanghai per la sua affinità con le metropoli occidentali. Shanghai ha un centro, che si sviluppa attorno alle rive del Bund, vi si può camminare a piedi, andare in bici, si può passare le serate con amici cinesi a mangiare piatti tipici e ci si può ritrovare a meeting di occidentali per bere una birra, si può leggere un libro da soli nel parco, e si può ballare la salsa con gli Shanghaiesi, è una città che offre infinite possibilità».

Se tornassi indietro, sceglieresti sempre Shanghai?

«Sì,sono molto ottimista sulla scelta di questa città come opportunità di lavoro e studio».

Qual è la prossima città cinese che visiterai?

«Suzhou. non ho ancora avuto il tempo di andarci e non vedo l’ora di vedere gli splendidi parchi».

Quali sono l’aspetto positivo e quello negativo di Shanghai?

«Gli aspetti positivi penso siano infiniti dal punto di vista di studio, lavoro,divertimenti: basta uscire di casa per confrontarsi con persone di lingue e nazionalità diverse, ogni sera ci sono eventi,cene e concerti di tutti i tipi. Gli aspetti negativi sono quelli di una città cinese molto inquinata, dove il cielo azzurro si vede raramente, l’aria è pesante e ci sono sempre grandi distanze da percorrere».

Tre cose che non ti saresti mai aspettato di trovare a Shanghai.

«I tassisti in moto, le bottiglie di Falanghina nei ristoranti, un locale le cui pareti cono acquari che ospitano degli squali».

Un consiglio per chi vuole venire a vivere a Shanghai.

«Chiunque sia affascinato dalle metropoli e dall’Oriente, può venire a Shanghai e fare, con tutta la calma e le possibilità d’adattamento necessarie, il primo piccolo passo nel mondo cinese».

Tratto da Cina in Italia n.95 di Aprile 2013