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Diritti e doveri per i turisti cinesi

2013年12月18日 18:31 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel
Foto bigbirdz

 

 

Nei mesi scorsi è entrata in vigore in Cina la nuova legge sul turismo che introduce maggiori tutele per i viaggiatori cinesi, ma anche norme di comportamento per migliorare la loro immagine all’estero. Giancarlo Dall’Ara ci spiega cosa cambierà nel settore e come essere “chinese friendly” per poter accogliere al meglio chi arriva dal Paese di Mezzo.

 

I cinesi amano viaggiare e lo fanno sempre di più. Complice il miglioramento delle condizioni economiche, gli spostamenti all’ombra della Grande Muraglia e al di fuori dei confini nazionali si sono notevolmente intensificati. Nel 2012, infatti, sono stati 83 milioni i turisti cinesi all’estero, il 18,4% in più rispetto al 2011 e il 7% dei turisti totali. Ecco perché il governo ha ritenuto necessario mettere a punto una legge sul turismo. Approvata lo scorso aprile, è entrata in vigore l’1 ottobre. Una data significativa visto che coincide con la Festa nazionale cinese, che dà inizio alla cosiddetta “settimana d’oro”, sette giorni di vacanza in cui le partenze dei cinesi raggiungono il picco.

La legge sul turismo ha un duplice obiettivo: tutelare i turisti cinesi e migliorare la loro immagine. Se, infatti, da una parte fissa una serie di regole volte a garantire i diritti dei viaggiatori nel Paese e a prevenire la concorrenza sleale da parte di agenzie senza scrupoli, dall’altra sancisce una sorta di vademecum di comportamento per i viaggiatori cinesi, fissando i loro doveri.

Innanzitutto, le nuove norme intervengono sulle agenzie di viaggio. Non solo viene chiesta maggiore trasparenza nei programmi di viaggio, ma si mette fine al fenomeno dello shopping forzato. Molte agenzie, infatti, finora offrivano pacchetti turistici a basso prezzo, compensando i tagli ai costi del viaggio con le commissioni garantite dai negozianti in cambio delle tappe nei loro punti vendita. Commissioni che andavano a finire anche nelle tasche delle guide turistiche, pagate con compensi ridotti proprio per spingerle a far parte di questo meccanismo. Così, per tentare di disinnescare questo circolo vizioso, la legge sul turismo aumenta anche il salario delle guide turistiche. D’ora in poi, se un turista dovesse trovarsi in situazioni simili, non solo potrà opporsi all’acquisto forzato o in alternativa restituire le merci acquistate e chiedere il rimborso entro un mese dalla fine del viaggio, ma le agenzie andranno incontro a multe salate, che potranno raggiungere i 300mila yuan.

A fronte di diritti garantiti, però, i turisti cinesi sono chiamati a qualche accortezza e dovere in più, specialmente durante la loro permanenza all’estero, dove si trovano a dover fare i conti con abitudini sostanzialmente diverse dalle loro. Le indicazioni contenute nella nuova normativa invitano i cinesi a rispettare gli usi locali, le credenze religiose dei luoghi in cui si recano, a non danneggiare i siti turistici, a rispettare l’ambiente e ad attenersi a un comportamento civile. Tutte raccomandazioni resesi necessarie in seguito ad episodi eclatanti che hanno contribuito a dare un’immagine negativa dei turisti cinesi. Un esempio per tutti, il caso scoppiato qualche mese fa quando un ragazzo cinese ha inciso un graffito su un antico tempio di Luxor di 3.500 anni fa. In quell’occasione anche il vice premier, Wang Yang, aveva puntato il dito contro la condotta di quei turisti che danneggiano la reputazione della Cina. Con il costante aumento degli spostamenti all’estero, quindi, è diventato indispensabile cancellare stereotipi ed etichette che danno un’immagine negativa del viaggiatore cinese.

Ma quali conseguenze avrà sul turismo cinese questa nuova legge? Secondo Giancarlo Dall’Ara, consulente di marketing del turismo con una specializzazione per il mercato cinese e promotore della rete China Italy Friendly, «con queste norme il governo cinese da una parte punta a rendere la situazione più chiara, in particolare nel modo di operare delle agenzie di viaggio e dei tour operator, dall’altra cerca di rieducare i turisti cinesi a comportamenti considerati più compatibili rispetto alle culture dei luoghi dove vanno, evitando così giudizi negativi nei loro confronti con conseguenti trattamenti inadeguati».

Ma le nuove norme avranno anche conseguenze che vanno al di là degli obiettivi prefissati. «Con l’aumento della trasparenza e dei servizi sono destinati ad aumentare anche i costi dei diversi prodotti turistici», spiega Dall’Ara. Circostanza già riscontrabile in occasione delle vacanze per la Festa nazionale, quando è stato registrato un sensibile incremento dei prezzi dei viaggi, calcolato in oltre il 100% per le partenze verso Taiwan e il sud-est asiatico e tra il 20% e il 30% per i viaggi in Europa e America. Parallelamente, prosegue Dall’Ara, «si assisterà ad una forte spinta al comportamento indipendente da parte dei turisti cinesi, che di fronte ad un’immagine del sistema intermediario offuscata saranno spinti a provare ad acquistare online. Al momento acquista viaggi su internet una quota stimabile attorno al 15% dell’intero movimento turistico, che a breve potrebbe rapidamente raddoppiare».

E l’aumento del turismo indipendente contribuirà a confermare il trend di crescita del numero di turisti cinesi, che rappresentano una risorsa e un’opportunità che l’Italia non può lasciarsi sfuggire. «L’Italia non deve restare in una posizione di attesa di fronte ad un paese come la Cina che è in rapido movimento, è necessario essere attivi, dinamici, avere il coraggio di trovare proposte nuove e stili di vacanza che magari i cinesi non conoscono neppure, non facendo l’errore di adagiarsi in una posizione di rendita solo perché siamo un paese ricco di beni e attrazioni culturali», suggerisce Dall’Ara. Per riuscirci basta davvero poco, assicura, spiegando il senso della rete Italy China Friendly, lanciata da poco proprio per accogliere i turisti cinesi. «Il nostro marchio in lingua cinese recita: “L’Italia vi dà il benvenuto”. Siamo una rete di soggetti indipendenti e ci rivolgiamo a tutte le strutture pubbliche e private che si danno degli standard “chinese friendly”. Sono standard prevalentemente culturali, per dimostrare di essere accoglienti con dei piccolissimi gesti, e standard strutturali, che rendono più semplice e piacevole la permanenza dei visitatori, magari grazie a didascalie in cinese nei musei o al bollitore per il tè negli alberghi e ristoranti». Piccole accortezze per mettere a proprio agio il turista cinese e rendere l’Italia una meta maggiormente appetibile.