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Politiche antifumo per salvare 13 mln di fumatori

2014年02月24日 19:32 fonte:  autore: Lea Vendramel
Foto See-ming Lee

 

Uno studio realizzato dagli studiosi del Georgetown University Medical Center avverte la Cina sui rischi legati all’alto tasso di fumatori nel Paese: se la Cina applicherà le linee guida stabilite dall’Organizzazione mondiale della Sanità potrà contenere un’emergenza che potrebbe causare la morte di oltre 50 milioni di persone.

 

Le politiche antifumo potrebbero salvare in Cina circa 13 milioni di persone entro il 2050. È quanto sostiene uno studio realizzato dagli studiosi del Georgetown University Medical Center e pubblicato nei giorni scontri sul “British Medical Journal”. Se la Cina applicherà le linee guida stabilite dall’Organizzazione mondiale della Sanità per ridurre il tasso di tabagismo potrà contenere un’emergenza che potrebbe causare la morte di oltre 50 milioni di persone.

Lo studio parte dalla constatazione che non solo nel Paese più popoloso del mondo vive circa un terzo dei fumatori globali, ma la Cina è anche il maggiore produttore di prodotti legati al tabacco. Nel 2003 la Cina ha aderito alla Convenzione dell’Oms sul controllo del tabacco, che impone l’attuazione di una serie di misure volte al controllo della diffusione del consumo di tabacco. In particolare, si raccomanda il monitoraggio dei consumi, la creazione di ambienti dove non si fuma, la predisposizione di trattamenti adeguati per curare la dipendenza, l’introduzione di tasse sul consumo di tabacco, l’inserimento di messaggi che segnalino la pericolosità del fumo sulle confezioni e restrizioni sulle vendite.

«Se la Cina attuerà completamente le linee guida stabilite dall’Oms  potrà evitare la morte di 13 milioni di persone e ridurre del 40% il tasso di fumatori», ha spiegato David T. Levy, tra coloro che hanno condotto lo studio. In particolare, secondo le simulazioni e le analisi svolte dal gruppo di ricercatori, la misura con il maggiore impatto sul numero di fumatori sarebbe l’aumento delle tasse sui prodotti del tabacco. «Nel 2009 la Cina ha aumentato l’imposta sul tabacco di quasi il 12 per cento, ma l’aumento non ha avuto poi ripercussioni sul prezzo dei prodotti al consumo – ha ricordato Levy – ma se la Cina avesse alzato le tasse al 75 per cento ed aumentato in proporzione anche il prezzo dei pacchetti si sigarette, ci sarebbe stata una diminuzione dei fumatori del 10 per cento in tre anni».

Quindi, quanto è stato fatto finora non è sufficiente. Non basta che la Cina abbia vietato il fumo sui mezzi pubblici, messo a punto programmi per la cura della dipendenza da tabacco e aumentato la pubblicità anti-fumo. Servono ulteriori sforzi per tutelare la salute dei cinesi. «Alcune delle politiche raccomandate dall’Oms richiedono investimenti per essere attuate, ma puntare su politiche fiscali e su campagne che mettano in guardia sui rischi per la salute sarebbe particolarmente proficuo», ha concluso Levy.