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I grandi cantautori italiani in Cina

2016年04月07日 20:39 fonte:Cina in Italia  autore: Daniela Baranello


Diciotti cantautori italiani raccontati in un libro, che in Cina ha già venduto più di 100mila copie, portando gli ascoltatori cinesi a conoscenza della grande musica italiana di tutti i tempi

 

Fabrizio De André, Lucio Battisti, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Francesco De Gregori, Enzo Jannacci, Lucio Dalla, Franceco Guccini sono solo alcuni dei 18 artisti raccolti nel libro di Zhang Changxiao (nome d’arte Sean White) Suoni dal Mediterraneo. I cantautori popolari italiani (titolo originale: Dizhonghai de shengyin). L’autore, dopo aver scoperto l’arte celata dietro questi grandi nomi, lo scorso anno ha deciso di pubblicare il libro in Cina con l’importante editore Hua Cheng, per portare il popolo cinese a conoscenza delle canzoni, o come direbbe lui le “poesie”, che hanno fatto la storia della musica italiana.

La Cina, infatti, fino a qualche anno fa non aveva alcuna conoscenza dei grandi cantautori italiani. Nomi legati ai portenti della lirica come Bocelli o Pavarotti erano ben noti al pubblico cinese, ma le canzoni che noi italiani abbiamo ascoltato mille volte e che mille volte ci hanno fatto emozionare non erano ancora arrivate all’orecchio del popolo cinese. Così Changxiao, anche un po’ per caso, ha “incontrato” De André e ne è rimasto talmente affascinato che ha sentito quasi il dovere di far conoscere la sua arte, come anche quella degli altri grandi artisti musicali italiani nel suo Paese.

Il suo incontro con il grande cantautore è una «very interesting story», una storia molto interessante, racconta a Cina in Italia. «In Cina lavoro come critico musicale. Un giorno passeggiavo sul lago di Lecco e all’improvviso ho sentito un suono speciale, una voce magica che mi ha attratto. Proveniva da un negozio di musica. Sono entrato e ho chiesto chi fosse quel cantante, perché la sua voce sembrava quella di Bob Dylan o di Cohen, ma non lo era. Non avevo mai ascoltato un tipo di musica simile, era bellissima. Mi hanno risposto che quel ragazzo si chiamava Fabrizio De André. Bene, da quel momento mi sono innamorato di lui! Ho comprato tutti i suoi cd e libri che lo riguardano. Dal momento che il mio italiano non era il massimo, una mia amica mi ha aiutato a comprendere le sue parole e una volta comprese ho capito che si trattava di un vero cantautore. Poi ho scoperto che l’Italia in realtà aveva molti grandi artisti come Guccini, Gaber, Jannacci... Ho avuto l’opportunità di incontrare molti di essi e intervistarli con il supporto dell’Ambasciata. In questi tre anni ho conosciuto i più grandi cantautori italiani e un giorno mi sono detto “perché non introdurre la grande musica in Cina?”, così ho deciso di scrivere un libro e organizzare alcuni concerti per loro». Prima di “Faber” l’autore, come gran parte dei cinesi, non aveva alcuna conoscenza della musica d’autore italiana, come gli altri forse conosceva solo i grandi nomi della lirica, ma come afferma lui stesso «per fortuna quando sono arrivato in Italia ho conosciuto la musica di De André».

Ma qual è stato l’impatto generato sul popolo cinese ascoltando questo genere di musica? A detta di Sean, i cinesi pensano che la musica italiana sia quasi come parlare, «è così soft, come una poesia». Sean ha tenuto anche delle lezioni in Cina a riguardo e racconta come i cinesi preferiscano ascoltare le parole di De André e la melodia di Jovanotti. Chiedengogli quale sia il loro rapporto con la musica e con questo genere in particolare, risponde che i cinesi amano molto la musica, e specialmente quella dei cantautori sta diventando sempre più popolare. «Penso che italiani e cinesi abbiano un legame di sangue con la musica, questo è ciò che sento in Italia. In Cina chiamiamo l’Italia “la Cina europea”».

Peccato, però, che in Italia si investa poco nella cultura, al contrario della Cina attuale, dove a detta dell’autore, oggi la cultura è diventata molto importante e il governo dedica ad essa molta attenzione, permettendo a molti artisti di esibirsi all’estero.

Francesco Baccini, cantautore italiano inserito fra gli artisti citati nel libro di Changxiao, è già stato in Cina qualche anno fa per un tour, nel quale ha collaborato con l’artista cinese Cui Jian. Lo scorso novembre ha presentato in Italia, a Genova, il libro sui cantautori, collaborando con l’autore cinese. Ma Sean non ha collaborato solo con Baccini, «tre anni fa ho organizzato cinque concerti per Francesco in Cina, ma l’ho fatto per altri artisti, come i Tempi Duri, i Pooh e giovani band italiane. Quest’anno farò un tour per Mauro Pagani e Cristiano De André». L’intenzione, quindi, è quella di continuare su questa strada, perché «dopo il successo del mio libro, quasi tre milioni di cinesi si sono interessati alla musica italiana. Voglio incontrare il ministro della cultura, Dario Franceschini, e parlare con il governo per realizzare un progetto sui cantautori in Cina. Mi piacerebbe organizzare ogni anno tre o quattro grandi concerti di artisti italiani come Roberto Vecchioni o De Gregori».

Dunque il prossimo passo è incontrare il ministro, parlare con il governo italiano per lanciare il suo progetto in Cina e continuare a presentare i cantautori italiani al popolo cinese, «è ciò che realmente voglio – dice - perché la cultura italiana è molto importante».

Zhang Changxiao era già impegnato nello scambio Italia-Cina in ambito musicale, ha lavorato infatti per il gemellaggio del comune pugliese Bitonto con la città cinese Qingdao e per la promozione della compagnia musicale italiana Saifam Records, che lo scorso anno ha avuto grande successo nel Paese, con circa 150 spettacoli organizzati dall’autore, anche grazie ai finanziamenti del governo cinese che aiuta gli artisti musicali italiani, soprattutto giovani band, ad esibirsi in Cina.

Attualmente è scrittore, critico musicale per Sina.com ed è considerato il Marco Polo della musica contemporanea in Cina. Il primo contatto con l’Italia è stato Fabio Carli, musicista italiano famoso in Cina e Hong Kong per le sue collaborazioni con celebrità come Jackie Chan.

Changxiao ha portato la rockstar cinese Cui Jian in Italia al Premio Tenco e ha portato lo stesso Premio in Cina. Ha ricevuto inoltre l’apprezzamento di Roberto Benigni e quest’anno sarà ospite speciale al “Salotto d’Europa” 2016, una manifestazione del Premio Bancarella.

 

Da Cina in Italia di aprile 2016