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Il viaggio alla ricerca delle fate perdute di Li Ruzhen

2016年07月15日 15:42 fonte:Cina in Italia  autore: Valentina Mazzanti

 

Considerato l’ultimo dei classici dell’epoca imperiale cinese, Destini dei fiori nello specchio è l’unica opera letteraria del linguista e filologo cinese Li Ruzhen. Tradotti per la prima volta in italiano i primi quaranta capitoli

 

È uscito nelle edicole Destini dei fiori nello specchio (O barra O edizioni, 544 pagine, prezzo 19,50 euro), romanzo del filologo e linguista Li Ruzhen, tradotto per la prima volta in una lingua occidentale da Donatella Guida. Realtà e fantasia, è questo il binomio che caratterizza Destini dei fiori nello specchio, unica opera di Li Ruzhen, scritta agli inizi del XIX secolo e pubblicata per la prima volta in Italia a marzo di quest’anno. Dei cento capitoli che compongono l’edizione originale del romanzo, ne sono stati tradotti in italiano solo i primi quaranta, nei quali l’elemento fantastico si unisce a quello storico, creando un’unione perfetta per un libro coinvolgente e ricco di riferimenti alla letteratura classica cinese.

Il significato di fiori nello specchio, come spiegato dalla traduttrice nella prefazione dell’opera, è un’allusione alla «vacuità delle cose terrene». Sembrerebbe che, secondo l’autore, ogni vita umana sia determinata dal proprio destino che la regola e, per quanto si cerchi di modificarne il corso con le proprie azioni, in realtà è tutto già prestabilito.

Tutto ha inizio quando, per un capriccio, la dispotica imperatrice Wu Zetian impone a tutti i fiori di sbocciare prematuramente. Le Fate dei Cento Fiori acconsentono e vengono per questo punite per non aver rispettato le leggi celesti: vengono così fatte reincarnare tra i mortali per un’intera vita umana e solo al termine di questa potranno far ritorno nel mondo ultraterreno. Le vite delle fate sulla terra si intrecciano a quella di Tang Ao, funzionario imperiale declassato che decide di abbandonare la carriera accademica e partire per i paesi d’oltremare in cerca dell’immortalità. I suoi compagni di avventure saranno Lin Zhiyang, commerciante estero e il vecchio Duo. Sarà compito di Tang Ao, incaricato da uno spirito in sogno, cercare le fate per i vari paesi e ricondurle in Cina. Tale missione gli permetterà di acquisire così l’immortalità.

I tre viaggiatori visiteranno luoghi misteriosi e fantastici. «Dopo pochi giorni approdarono al Paese dei Gentiluomini, dove Lin scese a vendere le sue mercanzie. Tang, poiché aveva udito che in questo paese amano la cortesia e non la contesa, aveva pensato che dovesse essere un luogo di civiltà e gentilezza, quindi convenne con Duo di scendere a terra ad ammirarlo. Percorsi parecchi li, giunsero non lontano dalle mura della città. Sulla Porta vi era scritto: “Solo la bontà è preziosa”» (p. 140). Le innumerevoli vicende che vivranno i tre uomini faranno da spunto per discutere sui vari aspetti di vita e cultura. Attraverseranno così più di trenta paesi stranieri i cui nomi bizzarri hanno origine proprio dai popoli che li abitano.

«Si ha talvolta l’impressione di trovarsi in una sorta di girone infernale, dove coloro che si sono macchiati di specifiche colpe sono puniti secondo una personale legge del contrappasso: vi sono i Pelosi, che corrispondono a coloro che sono stati così avari da non donare “nemmeno un pelo” al prossimo; l’uccello “non-filiale”, che rappresenta l’incarnazione mostruosa di coloro, uomini e donne, che hanno anteposto altri valori, come l’amore per il coniuge, a quello per i genitori, e così via», scrive Donatella Guida nella prefazione dell’opera che ritiene «possa essere di interessante e piacevole lettura, in quanto offre al lettore italiano una finestra sul mondo cinese classico, sulla sua visione degli stranieri, sul suo gusto dell’esotismo e sul suo senso dello humour».

Da Cina in Italia di giugno 2016