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Agnese Morganti, lo street style di Chinatown

2016年07月29日 16:18 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel
Agnese Morganti

 

Agnese Morganti, fotografa di Prato, da qualche mese ha lanciato Cantuccina, una pagina Facebook dove pubblica le foto scattate a chi abita e frequenta le vie della Chinatown della città. «Non è solo un modo di vestirsi, ma anche di raccontare la storia di una generazione che va oltre il concetto stretto di confine o identità nazionale»

 

Se il nome vi fa venire subito l’acquolina in bocca, sappiate che siete fuori strada. Perché Cantuccina non è un biscotto, non è una torta e non si mangia. Ma proprio come un cantuccio è una “ricetta” toscana, per la precisione pratese. Un altro indizio? Concentratevi sulla parte finale di questo nome decisamente goloso e troverete subito il secondo “ingrediente” fondamentale di questo curioso progetto: la Cina. E cosa lega Prato e la Cina? Ovviamente i cinesi che ci vivono e animano una tra le Chinatown più grandi e importanti d’Italia. A questo punto sveliamo l’arcano: Cantuccina è una pagina Facebook dedicata a loro per raccontare lo street style della Chinatown di Prato attraverso foto che ritraggono le persone che la abitano e la frequentano. A scattarle è Agnese Morganti, una fotografa trentenne che vive e lavora lì, osservando e ritraendo «un insieme di abiti ed abitudini che raccontano uno dei più dinamici crocevia di stili e culture in Italia, in una città che ancora fatica ad accettare e valorizzare la sua anima cosmopolita».

Agnese, come è nata l’idea di Cantuccina?

«Da tempo volevo trovare un modo di raccontare la Chinatown pratese per farla conoscere meglio. All’inizio avevo pensato di farlo concentrandomi sui ristoranti, così pensando al cibo è nato il nome Cantuccina. Tuttavia, spostandomi abitualmente a piedi tra lo studio ed il centro della città, avevo anche iniziato a notare che tra i giovani cinesi emergevano stili e tendenze originali ed abbastanza unici rispetto a quelli che sono i gusti dei loro coetanei italiani e che tutta la zona iniziava a cambiare volto, anche grazie a loro. Mi sono detta che in realtà la storia che volevo raccontare era questa. Così, per raccontare una trasformazione, è nato Cantuccina. Ho pensato che un mezzo dinamico come una pagina Facebook fosse il modo migliore per farlo».

 

 

Nella presentazione della pagina scrive che «Cantuccina esiste per celebrare lo street style della Chinatown di Prato e per vedere il bello dove molti non riescono a vederlo». Se dovesse descrivere in breve le caratteristiche dello street style dei cinesi di Prato, quali sono i tratti che lo contraddistinguono?

«Trovo che i giovani cinesi amino sperimentare con il loro stile, lo definirei originale e divertente - penso ai capelli colorati e agli accessori pop che spesso indossano - ma anche complesso dal punto di vista culturale. Nel loro stile ritrovo le influenze della cultura pop asiatica, dal Giappone alla Corea del Sud, e ovviamente anche dell’Italia. Non è solo un modo di vestirsi, ma anche di raccontare la storia di una generazione che va oltre il concetto stretto di confine o identità nazionale».

Cosa ha in comune e cosa invece lo distingue da quello dei giovani italiani?

«La differenza più evidente che noto è che trae ispirazione da fonti diverse, ad esempio dalla cultura pop asiatica, piuttosto che europea o americana come invece succede più frequentemente ai giovani italiani. Tuttavia è frequente che queste influenze si mixino, creando quello che secondo me è il volto di una generazione non più migrante, quanto semplicemente cosmopolita. Ad esempio, succede ormai spesso che anche i giovani italiani facciano proprie delle tendenze che arrivano da lontano, magari anche dall’Asia. Al di là delle differenze estetiche, il gusto sperimentale delle giovani generazioni rimane costante ed è questo che mi piace raccontare».

Come reagiscono i cinesi su cui punta l’obiettivo? Sono disponibili o c’è diffidenza?

«Pensavo che questo sarebbe stato l’ostacolo più difficile da superare. Ma sono subito chiara con le persone: quando le fermo per strada spiego loro cosa faccio, cos’è Cantuccina e perché vorrei fotografarle. Ho incontrato persone molto gentili e disponibili che sono state felici di essere fotografate, ho anche avuto modo di conoscere meglio alcune di loro ed ascoltare le loro storie e le loro passioni e per questo mi sento molto onorata, è forse la soddisfazione più bella. Ovviamente c’è anche chi scappa o chi mi ignora e tira dritto per la sua strada senza neanche girarsi, ma questo fa naturalmente parte del mio lavoro e capisco che ci possa anche essere diffidenza dall’altra parte. Non me la prendo e vado avanti».

 

 

Lei è cresciuta a Prato, a stretto contatto con la Chinatown. Com’è cambiata nel corso degli anni?

«Sia Prato che la sua Chinatown stanno diventando lentamente più aperte ed internazionali. Questo anche grazie a tante persone, sia italiani che cinesi, che stanno lavorando per mantenere un clima culturale positivo e creare rapporti di fiducia tra cittadini ed istituzioni. Onestamente ce n’era proprio bisogno, perché abbiamo passato molti anni in un clima davvero negativo e poco costruttivo. C’è ancora molto lavoro da fare, ma la strada credo che sia tracciata. Vedremo se ci sarà sufficiente lungimiranza nel mantenere questo atteggiamento positivo».

Come si è evoluto il rapporto tra gli italiani e cinesi?

«Anche questo cambiamento credo che vada nella stessa direzione. Nonostante la lunga convivenza, ci stiamo scoprendo piano piano e stiamo imparando a fidarci gli uni degli altri, a capire che l’altro non è il nemico, il sorvegliante o l’inquilino scomodo. Certo ci sono ancora degli incidenti di percorso e qualche problema da risolvere, ma se si mantiene un clima di fiducia tutto sarà più facile. Mi piace pensare che anche Cantuccina sia parte di questo cambiamento positivo».

In passato ha lavorato come fotografa di redazione per il mensile ITS China e ha curato il reportage Made in Italy dedicato ai giovani cinesi di seconda e terza generazione. Si può dire, quindi, che la comunità cinese occupi un posto importante nel suo lavoro. Com’è il suo rapporto con i cinesi?

«Sono un’abituale frequentatrice della Chinatown pratese da quando avevo circa otto anni: la mia famiglia aveva un negozio di articoli industriali proprio su Via Pistoiese che per noi era quasi una seconda casa. Ho passato la mia infanzia in quel luogo, vedendo crescere la comunità cinese insieme a me e questa è stata un’esperienza importantissima nella mia formazione personale. Quando ho iniziato a lavorare come fotografa, la comunità cinese è diventata una sorta di centro di gravità della mia pratica fotografica e ho fortemente voluto tornare a Chinatown per mettere su un piccolo studio dove tuttora lavoro ogni giorno. Trovo che raccontare le storie legate alla comunità cinese in Italia sia di grande aiuto per cercare di sfatare miti e pregiudizi. Non è un tema semplice, i miei progetti richiedono anni per essere completati e capisco che molte persone non abbiano voglia di raccontarsi un po’ per timidezza, un po’ per riservatezza. Prendo ogni piccolo gesto di fiducia nei miei confronti come una grande vittoria e spero che, nel breve e lungo periodo, anche il mio lavoro sia uno strumento per superare barriere e contribuire ad un rinnovamento della società».

 

 

Cosa ama raccontare con le sue foto?

«Tutti i miei progetti nascono dall’osservazione del quotidiano e della vita delle persone, che per me sono la principale fonte di ispirazione. Amo quando la normale vita di tutti i giorni assume un volto diverso o dà luogo a momenti e fenomeni inaspettati. Il progetto Cantuccina è nato dall’osservazione spontanea di quello che mi accadeva intorno ed è ancora così. Esco con la macchina fotografica per andare da qualche parte e fotografo chi incontro. Tuttavia, mi piace pensare che in questi gesti semplici si nasconda il segno di qualcosa di più grande, che avviene a livello globale e che io, a mio modo, sto raccontando».

A quali altri progetti sta lavorando?

«Cantuccina è un progetto personale che sto cercando di far crescere, ma nel frattempo sono impegnata anche in collaborazioni creative in Italia e all’estero, soprattutto in Inghilterra e Corea del Sud, che rappresentano una parte molto importante del mio lavoro. Mi piacerebbe molto portare Cantuccina in giro per il mondo e raccontare lo street style in chiave asiatica anche nelle altre Chinatown del mondo, mettendo in comunicazione giovani blogger ed influencer con aziende del settore creativo».

Da Cina in Italia di giugno 2016