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In lotta contro l'inquinamento, l'intervista a Gobbicchi

2016年08月03日 15:51 fonte:Cina in Italia  autore: Daniela Baranello
Langzhong (Foto: China News Service)


L’autore racconta nel libro Sichuan l’esperienza di Fabio, italiano trasferitosi in Cina per lavoro, che insieme a Li Liang prova a cambiare la drammatica situazione dei danni ambientali causati dalle industrie chimiche nelle campagne cinesi.

 

Si intitola Sichuan il libro di Alessandro Gobbicchi, che ha insegnato Sociologia presso le Università di Pisa, Urbino e Roma Tre e ha svolto attività di ricerca presso Yale e Oxford. Amante della natura e rispettoso dell’ambiente come il protagonista, nel 2012 aveva già affrontato il tema dell’inquinamento ambientale cinese nel testo La questione ambientale in Cina. La storia di Sichuan è quella di Fabio, un giovane italiano con un duro passato alle spalle che cerca di dimenticare per rifarsi una vita, così l’offerta di un lavoro in Cina sembra capitargli a pennello. Ma nel mondo che lo aspetta dovrà affrontare nuove serie problematiche, legate all’inquinamento provocato dalle industrie chimiche nelle campagne della località di Langzhong, nella provincia cinese del Sichuan, insieme a una ragazza di origine mongola, Li Liang. Una situazione che gli farà ritrovare la forza per lottare.

Professor Gobbicchi, quando è nato il suo interesse per la Cina e il suo legame con questo Paese?

«Ho visitato la Cina per la prima volta nel 2005. Per alcuni studi che stavo facendo avevo letto un libro sulla cultura dei popoli asiatici e colsi l’opportunità di un viaggio organizzato dall’istituto per il quale lavoravo. Visitai Pechino, Xi’an, Chengdu e Shanghai. Rimasi molto colpito da quello che vidi. Sono un sociologo per natura, se così si può dire, e per formazione e le culture diverse mi hanno sempre appassionato. Ricordo che girai per le città giorno e notte. I grattacieli di Pechino e Shanghai avevano colpito la mia immaginazione così come le persone che si riunivano nei parchi o nelle piazze per ballare o per praticare Tai chi e Qi Gong. Questa coesistenza di moderno e tradizionale mi affascinava e volevo vedere il più possibile. Non parlavo cinese, ma tentavo in tutti i modi di interagire con le persone con i pretesti più banali. Fui sorpreso dalla gentilezza e dalla disponibilità con la quale queste reagivano».

 

Lei ha pubblicato un altro libro sulla questione ambientale cinese, quando ha iniziato a sentire l’esigenza di scrivere su un tema così importante?

«Anche da bambino ero interessato all’ambiente. Alle scuole elementari mi ero iscritto al Wwf. Con il passare degli anni la sensibilità per questo tema mi ha portato ad approfondire alcuni aspetti collegati all’inquinamento e alla mancanza di acqua. Al rientro dalla prima esperienza cinese ero entusiasta e iniziai a divorare libri sulla Cina. Volevo comprendere che cosa aveva prodotto quello che a me sembrava un cambiamento radicale nella società. Così iniziai ad approfondire il ruolo delle riforme di Deng Xiaoping e i mutamenti ai quali esse diedero luogo. Tra questi fui colpito in particolare dalla rapidità del processo di industrializzazione del paese. Da questo alle conseguenze ambientali il passo è stato breve ed obbligato».

 

Com’è nata invece l’idea di scrivere Sichuan?

«Con la stesura del libro sulla questione ambientale in Cina ho lasciato spazio al desiderio di approfondimento e comprensione di un fenomeno. Tuttavia, se come studioso ero soddisfatto, mi ero accorto che quello che avevo visto, letto e vissuto in Cina aveva suscitato in me emozioni e sensazioni profonde che non erano state, giustamente, espresse nel libro. Pensai che sarebbe stato un peccato perderle. Così ho scritto Sichuan. Nel romanzo ho tentato anche di descrivere quella parte dell’esistenza, della vita reale delle persone che non si trova in un saggio che tratta il tema dell’inquinamento. In fondo Sichuan può essere interpretato come un’integrazione che completa l’altro libro. Mentre nel primo parla lo studioso attraverso i dati e le percentuali, in questo parlano le persone che con quelle percentuali si devono confrontare ogni giorno. Li Liang, Mei Xing, Shen e gli altri con le loro paure, le sofferenze e le speranze mostrano il significato di quelle cifre e in questo modo conferiscono loro un senso altrimenti difficilmente comprensibile da chi non sia uno specialista. Un conto è sapere che l’acqua di un fiume è inquinata, un altro è provare le paure di chi si appresta a trascorrere un inverno senza sapere dove troverà da mangiare, o il senso di sconfitta e di impotenza di chi lavora nelle campagne e vede vanificati i propri sforzi dall’azione di persone “intoccabili”».

 

Il racconto è autobiografico? Quanto di lei e della sua esperienza c’è nel protagonista?

«Come ho detto sono interessato al problema della salvaguardia dell’ambiente intesa nei suoi molteplici aspetti: dall’utilizzo oculato delle risorse, alla crescita sostenibile, all’adozione di stili di vita più consapevoli. Così come sono sensibile ad altri aspetti della vita quotidiana quali il sopruso da parte dei più forti nei confronti dei più deboli e la corruzione. Questi aspetti si ritrovano nel protagonista. Quello che accade nel racconto e i ricordi che ancora condizionano la vita di Fabio sono in parte veri… e in parte potrebbero esserlo».

 

Secondo lei oggi in Cina si fa abbastanza per sconfiggere questo male?

«A partire da Deng Xiaoping i governi che si sono succeduti si sono dimostrati, seppur in misura diversa, sensibili al problema ambientale. La questione è stata dibattuta fin dall’inizio delle riforme. La prima versione della Legge di protezione ambientale risale al 1979. Da allora, anche grazie agli studi che illustravano le conseguenze dell’inquinamento, i provvedimenti si sono moltiplicati. Sono state emanate innumerevoli leggi, se pur con alcuni importanti limiti, è stata creata un’organizzazione per la protezione dell’ambiente ramificata in tutto il territorio, sono state adottate delle politiche di sviluppo che nel corso degli anni si sono sempre più orientate alla salvaguardia dell’ambiente e delle risorse. Nel corso degli anni l’azione legislativa è diventata sempre più incisiva e il governo, grazie alla mobilitazione del settore finanziario e dell’apparato industriale è riuscito ad ottenere importanti risultati. Il problema, come ho voluto sottolineare nel romanzo, è quello dell’applicazione delle leggi a livello locale. È qui che Fabio e Li Liang trovano quello che nessuno dei due si aspettava e che condiziona tutta la storia. Nel corso degli anni i governi locali, costretti a raggiungere determinati risultati economici, hanno privilegiato la crescita economica rispetto alla salvaguardia dell’ambiente consentendo il proliferare di industrie altamente inquinanti purché producessero reddito. A questo si aggiunge il problema della corruzione la cui gravità è stata sottolineata anche da Xi Jinping».

 

Quanto il problema è sentito dalle persone?

«Negli ultimi dieci anni le ricerche dimostrano che l’inquinamento è tra le prime tre cause di preoccupazione per la popolazione e tra le prime cinque cause di dimostrazioni. La reazione della popolazione così come l’ho descritta nel romanzo è sintomatica di un malessere diffuso in alcune zone del paese. È possibile fare, in modo estremamente semplificativo, una distinzione. Nella fascia costiera dove la popolazione ha raggiunto un livello di benessere maggiore e un livello culturale più elevato è possibile trovare una maggiore attenzione verso il problema dell’inquinamento. Mano a mano che ci si addentra nell’interno, parlo delle campagne, dove esistono ancora problemi concreti di sopravvivenza quotidiana, l’opzione “meglio inquinati che poveri” rappresenta ancora una valida alternativa. Ciò non toglie che, laddove l’inquinamento minacci seriamente la vita delle persone, le manifestazioni, quali quelle che ho descritto nel romanzo, non siano tanto rare».

 

Continuerà in futuro a scrivere su questo argomento o ha altri progetti?

«Ho scritto altri due romanzi che sono in attesa di pubblicazione. Non sono ambientati in Cina, ma il quarto potrebbe esserlo».

 

Da Cina in Italia di luglio 2016

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