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Danilo Rea: «La musica è universale»

2016年08月03日 19:12 fonte:Cina in Italia  autore: Daniela Baranello
Foto by Umbria Jazz


Umbria Jazz quest’anno per la prima volta ha fatto tappa in Cina. Per il grande pianista italiano concerti a Pechino, Shanghai, Qingdao e Canton. «Una bellissima esperienza, in una terra affascinante. Una volta stabilito un contatto emotivo ti accorgi che i punti in comune tra i nostri due popoli non sono pochi»

 

Umbria Jazz 2016 si svolge anche quest’anno nel mese di luglio a Perugia, ma prima dell’evento estivo ha fatto tappa per la prima volta in Cina, dopo Usa, Brasile, Argentina, Giappone, Sudafrica, Serbia e Australia, portando con sé alcuni protagonisti della scena jazz italiana, nell’ambito di un più grande progetto della Regione Umbria per promuoversi nel Paese asiatico. L’evento è stato presentato a Roma nel mese di aprile ed è partito il 27 dello stesso mese fino all’8 maggio, con una serie di concerti tenuti principalmente dal grande pianista italiano Danilo Rea, accompagnato poi dal Fabrizio Bosso Quintet e dalla banda Funk Off.

Le città toccate dalle note del Top Jazz italiano sono state Pechino, Shanghai, Qingdao e Canton. Il fine della manifestazione è stabilire un dialogo con la società cinese in continua trasformazione, attraverso la libera espressione del jazz, per creare un interscambio fra le culture italiana e cinese in un ambito di nicchia sì, ma che rappresenta un’eccellenza culturale del nostro Paese sulla scena internazionale, nonché una delle nuove realtà del Made in Italy. Soprattutto da quando questo genere musicale in Italia ha iniziato ad esplorare una via nazionale aprendosi ad un repertorio originale che non si rifà solo ai tradizionali filoni americani, ma guarda alla tradizione della musica popolare italiana, alla canzone, al melodramma, grazie alla convinzione che esso possa davvero rappresentare il linguaggio universale dell’ultimo secolo.

Danilo Rea, sulla sua pagina Facebook descritto come «audace improvvisatore dalla spiccata sensibilità melodica», è uno dei più grandi pianisti nell’ambito del jazz italiano. Diplomatosi con il massimo dei voti all’Accademia di Santa Cecilia, dove ora insegna, ha accompagnato con il piano grandi cantanti italiani, come Mina e Gino Paoli, e ha collaborato con diverse figure dello scenario musicale italiano, fra cui Pino Daniele, Domenico Modugno, Fiorella Mannoia e Gianni Morandi, nonché con importanti nomi del jazz internazionale. Vincitore di diversi premi a livello internazionale, ha firmato la colonna sonora per due film di Walter Veltroni e nel 2015 è uscito il suo nuovo disco in piano solo, ispirato al repertorio dei Beatles e dei Rolling Stones. Come importante rappresentante del genere musicale in Italia, è stato chiamato a partecipare alle tappe cinesi del festival umbro 2016.

 

 

Danilo, le sue prime impressioni a bruciapelo su questa esperienza cinese...

«Una bellissima esperienza, in una terra affascinante, tra un concerto e l’altro ho cercato di girare il più possibile, per entrare in contatto con la bellezza del territorio, la sua storia millenaria e scoprire i punti in comune tra Italia e Cina».

 

Si era già esibito in Cina in passato? Che rapporto ha con questo Paese?

«Il primo concerto fu a Pechino più di quindici anni fa. Erano forse le prime volte in cui gruppi di jazz europei suonavano in un Festival jazz organizzato da un olandese. Suonai in Trio con i Doctor3, un gruppo con il quale vinsi per tre volte il premio della critica italiana come miglior gruppo jazz dell’anno. Ricordo un pubblico desideroso di ascoltare, poco avvezzo al jazz ma pieno di entusiasmo. Fu una bellissima esperienza».

 

Riguardo a Umbria Jazz, qual è stato l’impatto sul pubblico cinese?

«Umbria Jazz è il nostro fiore all’occhiello, probabilmente il più importante festival jazz europeo, quando si muove all’estero lo fa nel migliore dei modi, portando musicisti e manager in grado di promuovere al meglio l’arte ed il territorio».

 

Avete avuto un riscontro diverso nelle varie città?

«Direi che è stato un successo ovunque, sebbene il pubblico cambi da nord a sud, un po’ come in Italia. A sud l’ascoltatore è più caliente, ma il sud è sud in ogni parte del mondo».

 

Fra le tappe cinesi ce n’è una che l’ha colpita o le è piaciuta di più?

«Tutte diverse ma interessantissime. Pechino, Shanghai, Canton, in particolare Qingdao, con un teatro meraviglioso con una acustica che fa invidia ai migliori teatri europei: il suono era stupefacente, ricordo che durante le prove sono andato tra le ultime file ad ascoltare il pianoforte e sembrava amplificato».

 

In Cina quanto è sentito l’interesse per la musica jazz e quali differenze ha riscontrato con l’ambiente jazz italiano?

«Sebbene Shanghai vanti un jazz club del 1930 circa, nel resto della Cina il jazz è seguito da pochi anni, ma l’interesse per questa musica sta crescendo molto velocemente: il jazz è ricco di feeling, ritmo, componenti essenziali che lo rendono emozionante e comunicativo. Ricordo che nel mio hotel di Canton la musica jazz di Bill Evans era diffusa ovunque, una bellissima sorpresa dato che Evans è il mio pianista preferito. In Italia il jazz è molto amato e diffuso su tutto il territorio. Credo che rappresenti il 25% della produzione musicale nazionale».

 

So che collabora con diversi cantautori italiani e che ha inciso anche un album per rendere omaggio al grande Fabrizio De André. Si sente più legato allo scenario musicale italiano o al jazz internazionale? E come ha vissuto il ruolo di rappresentante e portatore del jazz italiano all’estero?

«Mi sento legato alla musica purché sia bella e melodica: la melodia è ciò che stimola la mia creatività improvvisativa, senza la melodia non potrei improvvisare jazz. Ecco perché prendo spunto da qualsiasi repertorio, classico, lirico, Beatles, De André e tanti altri. È stata proprio la melodia il punto di contatto tra me e il pubblico cinese, molto sensibile al fascino melodico, al quale ho proposto Puccini,Verdi, De André, passando ad un traditional cinese molto amato come Jasmine Flower: un viaggio musicale attraverso i ricordi, le emozioni. Una volta stabilito un contatto emotivo ti accorgi che i punti in comune tra i nostri due popoli non sono pochi e la musica è arte priva di parole... universale».

 

Questo evento rientra nell’ambito degli scambi culturali Italia-Cina e soprattutto Umbria-Cina. Pensa sia importante promuovere simili eventi?

«Credo che sia fondamentale, credo che la regione Umbria, così bella nel territorio e piena di tesori artistici, abbia mantenuto una purezza che la rende un’isola felice in un’Italia meravigliosa che alle volte non si rispetta e sottovaluta le sue enormi potenzialità. Gli umbri amano la loro terra e la promuovono nel giusto modo ovunque nel mondo».

 

Dopo Umbria Jazz China dove porterà il suo pianoforte?

«Il giorno dopo il mio rientro cinese ero già a Roma in solo concert in Ara Pacis, poi Milano con una improvvisazione su J. S. Bach ed ora mi attende un’estate piena di eventi, molto impegnativa, ma la vita di un musicista è piena di emozioni e soddisfazioni, difficile sottrarsi al palco dopo avere provato l’emozione di comunicare emozioni».

 

Da Cina in Italia di luglio 2016