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Come la Cina seduce il mondo

2016年09月05日 16:05 fonte:Cina in Italia  autore: Nino Azzarello

 

Il saggio di Barthélémy Courmont Cina, la grande seduttrice esamina le ragioni che spiegano il successo della politica cinese degli ultimi decenni e in particolare indaga sui fattori di attrazione che il Paese esercita a livello globale, definendo il soft power e le modalità con cui viene messo in pratica per raggiungere il successo

 

Da qualche tempo è acceso il dibattito sulla spinosa questione della possibile concessione dello status di economia di mercato alla Cina, sulla quale l’Unione europea dovrà confrontarsi nei prossimi mesi. L’opinione pubblica e l’imprenditoria di molti Paesi europei, tra cui l’Italia, sostengono che una decisione così importante potrà essere presa solo quando la Cina sarà in grado di garantire parità di trattamento tra imprese nazionali e straniere e il rispetto degli standard di trasparenza e non discriminazione. Si obietta che Pechino soddisfa soltanto uno dei criteri che definiscono l’economia di mercato e che essa allo stato attuale è ancora una economia pianificata che non rispetta i meccanismi di determinazione dei prezzi e talvolta anche le regole del commercio internazionale. A questo proposito si citano il problema della contraffazione, l’uso del dumping e diversi casi di spionaggio industriale. Nello stesso tempo il Paese di Mezzo è un partner imprescindibile sulla scena internazionale, che non si accontenta di essere la prima potenza economica mondiale, ma vuole essere considerata una potenza a tutto tondo cui compete un posto di primo piano nei consessi in cui si dibattono e si decidono le questioni di rilievo internazionale.

Il saggio di Barthélémy Courmont, Cina, la grande seduttrice. Saggio sulla strategia cinese di conquista del mondo (Fuoco Edizioni, 206 pagine, 17 euro), esamina le ragioni che spiegano il successo della politica cinese degli ultimi decenni e in particolare indaga sui fattori di seduzione che la Cina esercita sul mondo. Innanzitutto la vastità del mercato e la sua crescita vertiginosa irradiano una capacità di attrazione quasi magnetica sui Paesi per le prospettive che essa offre. Poi la cultura millenaria, che il governo promuove sistematicamente e che viene esaltata ad ogni occasione e valorizzata attraverso gli Istituti Confucio nel mondo. Infine un sistema di strategie, in parte ispirate a principi ideologici (non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi, multilateralismo, multipolarismo), in parte improntate al pragmatismo più spavaldo, che determinano alleanze e tattiche di posizionamento nei dibattiti sulle questioni internazionali. Definire il soft power e le modalità, non sempre coerenti, con cui esso viene messo in pratica nei vari settori e nei cinque continenti è l’obiettivo ambizioso di questo libro. Esso contribuisce alla comprensione di uno degli interrogativi più importanti ai fini della elaborazione di uno scenario plausibile di futuro ordine mondiale.

Come si è arrivati a questo? Facciamo un passo indietro. Deng Xiaoping ribalta in maniera radicale l’era di Mao e crea i presupposti di un modello di sviluppo inedito che in pochi decenni sconvolge l’ordine che aveva tenuto per secoli. La Cina conquista i mercati mondiali e lo fa con la forza del suo potenziale di interscambio e di assorbimento di investimenti stranieri. La Cina si trasforma nella fabbrica del mondo, non solo, essa diventa Paese concorrente nella fornitura di apparecchiature ad alto contenuto tecnologico sia nelle infrastrutture che nei mezzi di trasporto e nella trasformazione di materie prime. In più, l’affanno dell’economia americana cade nel momento opportuno ed ha permesso a Pechino, nel corso di questo decennio, di prendere posizione in settori che sono stati fino ad ora appannaggio degli Usa.

Courmont suggerisce che il soft power non è una finalità per la Cina ma un mezzo per raggiungere il successo. È legittimo domandarsi ora cosa farà la Cina una volta che il suo soft power le avrà permesso di prendersi la sua rivincita sulla storia. Sarà un panda o un dragone? E come sarà percepita all’esterno? La Cina sperimenta e sviluppa strumenti mutuati dalla cultura economica e scientifica occidentale per accelerare il proprio obiettivo di successo, come le tecnologie legate allo spazio e Internet, e senza fare uso della forza militare. Questo però viene percepito come una minaccia da parte delle potenze rivali sia in ambito regionale che globale. Courmont conclude che la potenza cinese, normalizzandosi, sarà presa sul serio e sarà oggetto di ammirazione, ma anche di critiche, alle quali il regime dovrà abituarsi. «Se una potenza ritrova il proprio posto sulla scena internazionale, deve anche assumersi le sue responsabilità ed accettare le critiche. Questa è una delle principali sfide per la Cina».

Da Cina in Italia di luglio 2016