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Alba Tortorici, la Cina ad acquerello

2016年10月27日 16:34 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

Sono passati più di vent’anni dal suo viaggio in Cina, ma le immagini e i ricordi di quel mese trascorso da Pechino a Hong Kong sono ancora vivi nel cuore e soprattutto nei quadri di Alba Tortorici. Ventuno dipinti che sintetizzano tutti gli elementi che più l’hanno colpita

 

Il viaggio in Cina le è rimasto nel cuore. Immagini, emozioni e sensazioni che Alba Tortorici ha affidato ai suoi acquerelli. Ventuno opere che rievocano il suo viaggio da Pechino a Hong Kong attraverso i luoghi e i simboli cinesi che maggiormente l’hanno colpita. La Grande muraglia, il Tempio del Cielo, la Città proibita e il fiume Li sono dipinti tra ventagli, lanterne, panda, tazze di tè e vasi in porcellana, fiori di loto e di ciliegio, canne di bambù e aquiloni. Su tutto primeggiano i tratti di una maschera dell’Opera di Pechino, filo conduttore delle opere che l’artista ha dedicato alla Cina. Mentre seduta al tavolino di un bar nel quartiere romano dell’Eur racconta con passione la sua esperienza in Cina, mostrando con soddisfazione le opere in cui l’ha racchiusa, il suo volto, la sua voce e le sue parole rivelano inequivocabilmente l’entusiasmo e le emozioni che ancora custodisce dentro di sé.

Alba, a quando risale il tuo viaggio in Cina?

«Era il 1989 quando sono partita per la Cina e ho viaggiato per un mese da Pechino a Hong Kong. Un viaggio stupendo in quella che io considero la vera Cina, poetica e meravigliosa, ricca di paesaggi magnifici. Sono partita con una collega d’ufficio, una persona che rispettava i miei silenzi, il mio stare in disparte per godermi appieno la poesia di questo Paese e riuscire a fare mio tutto ciò che vedevo».

Hai dedicato a questo viaggio due serie di quadri, dipinti in due momenti diversi..

«Ero partita proprio con l’intento di vedere nuovi posti a cui ispirarmi. Così al mio ritorno ho dipinto una serie di paesaggi che mi avevano affascinato e che ho esposto all’ambasciata francese. A distanza di anni, poi, proprio perché la Cina è uno di quei posti che mi è rimasto nel cuore e mi ha incantato, con le mie reminiscenze e ciò che avevo già dipinto, ho realizzato un’altra serie di quadri con cui ho tenuto una seconda mostra, questa volta in una galleria a Roma».

Nella prima serie di quadri su quali aspetti del tuo viaggio ti eri soffermata?

«Nella prima serie di quadri avevo dipinto i paesaggi. C’erano i paesaggi del fiume Li, che in questa seconda serie ritorna ma in maniera sintetizzata, i paesaggi di Hong Kong, che all’epoca era una città decisamente diversa da quella piena di grattacieli che possiamo vedere oggi, le risaie, il Tempio del Cielo, la Città della proibita, tanti scorci e tanti particolari, anche in bianco e nero. Oggi mi sono rimasti solo alcuni di quei quadri».

Filo conduttore delle opere più recenti, invece, è un volto che hai riproposto in tutti i dipinti. Cosa rappresenta?

«La prima mattina che abbiamo trascorso a Pechino siamo andati a teatro a vedere l’Opera di Pechino. Ovviamente non capivo nulla e a dire il vero l’esibizione mi faceva anche un po’ ridere, ma ho trovato quelle maschere molto caratteristiche. Sono rimasta molto affascinata da una in particolare, che mi è restata in mente per tutto il viaggio. Così, quando ho realizzato queste nuove opere, ho voluto rappresentare questa maschera e il fatto che la sua immagine mi fosse rimasta particolarmente impressa durante tutta la permanenza in Cina. L’ho dipinta in tutti i ventuno quadri, reinterpretandola a modo mio, come se fossi io, la mia mente».

Il volto è contornato da tutti gli elementi tipici della Cina...

«Ho riportato nelle opere quello che ho visto con l’intento di rimandare subito l’immagine del Paese. Ho riprodotto anche elementi che ho visto rappresentati in opere cinesi, come il drago, gli uccelli, i fiori, le piante. Sento di poter dire che in un certo senso ho riportato degli elementi della loro arte nella mia arte. In altre parole, ho sintetizzato quello che ho visto, cercando di trasmettere con poche linee il mio messaggio. Nel corso del mio percorso artistico ho affinato sempre più la mia capacità di sintesi degli elementi che rappresentano ciò che voglio trasmettere».

Oltre alla sintesi, quali sono i tratti distintivi della tua arte?

«L’elemento che contraddistingue le mie opere è l’acquerello. Io sono una ceramista, perché all’istituto d’arte che ho frequentato da ragazza non c’era la sezione pittura, sarei dovuta andare a Siracusa, ma era troppo lontano. Così ho imparato la tecnica della ceramica, caratterizzata da colori tenui e delicati. Successivamente ho riportato tutto questo nei miei dipinti».

Quando hai iniziato a dipingere?

«Dipingo da sempre. Negli anni in cui studiavo, dipingevo e poi buttavo i miei quadri perché non mi piacevano, non ero soddisfatta. Poi, appena diplomata, ho fatto la mia prima mostra in Sicilia, a quel tempo dipingevo soprattutto nudi. Ho esposto trenta quadri e la sera dell’inaugurazione ne ho venduti venticinque! Con quello che ho guadagnato mi sono comprata la macchina. Devo dire che fin dall’inizio ho dato peso alla mia pittura, forse perché sono stata sempre un po’ presuntuosa, ma percepivo che i miei quadri potevano piacere. Da lì è cominciato tutto».

Nonostante la tua arte abbia riscosso da subito un grande successo, hai scelto di non dedicarti solo a questo, ma l’hai sempre affiancata ad un altro lavoro. Perché questa decisione?

« Essendo una persona molto concreta, ho sempre affiancato l’arte a un lavoro stabile, consapevole della necessità di guadagnare, perché il talento non basta, servono anche i soldi. Dopo gli studi ho conseguito l’abilitazione per insegnare educazione artistica, ma ho fatto solo qualche supplenza fino a quando ho trovato lavoro in una società petrolchimica che mi dava la possibilità di viaggiare di viaggiare molto. Ho vissuto otto anni in Algeria, periodo a cui ho dedicato un libro intitolato Tè alla menta, che racconta le mie avventure di quegli anni. Anche lì ho continuato a dipingere e vendevo i quadri ai miei colleghi».

Come sei riuscita a conciliare le tue diverse attività?

«Lavorando tutto il giorno, il tempo per dipingere restava poco, quindi dedicavo alla pittura tutte le vacanze, facendo una mostra ogni tanto. Ho dipinto tutti i viaggi che ho fatto, dedicando a ognuno una mostra. È stato così, oltre che per la Cina, per l’Algeria, la Spagna, la Russia, gli Stati Uniti e poi Roma, la città dove vivo ormai da vent’anni».

I prossimi luoghi che vorresti visitare e dipingere?

«Mi piacerebbe tanto tornare in Cina e poi vorrei andare in Australia e Sud America, per dipingere anche i luoghi di questi due continenti dove non sono ancora stata».

In attesa di ripartire, cosa stai dipingendo?

«Adesso sto dipingendo dei quadri dedicati alla cucina italiana, un soggetto apparentemente facile, ma in realtà estremamente difficile perché c’è il rischio di essere scontati. Ne ho già dipinti dodici».

Da Cina in Italia di settembre 2016