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Mauro Procaccini, a canestro in Cina

2017年01月10日 19:17 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

 

E' stato il coach dello Shanxi Xing Rui Flame, primo allenatore italiano di basket a guidare una squadra del campionato professionistico femminile cinese. Per lui un’esperienza nuova ed emozionante, non senza qualche difficoltà. «È tutto diverso rispetto all’Italia»

 

È il primo allenatore italiano di basket a guidare una squadra del campionato professionistico femminile cinese. Arrivato in Cina da poco, Mauro Procaccini è entusiasta e soddisfatto per l’ingaggio allo Shanxi Xing Rui Flame, ma non nasconde le difficoltà incontrate in una realtà cestistica completamente diversa da quella in cui ha giocato e allenato fino ad oggi. Dopo aver esordito in serie A1 a 18 anni nello Scavolini Pesaro ed aver successivamente indossato le maglie di Torino, Montecatini, Brindisi e Desio, nel 1998 appende le scarpe al chiodo e inizia la sua carriera da allenatore. Da Argenta a Montichiari, fino a Fabriano, Porto Torres, Ozzano e infine Parma. Poi di recente la sua prima esperienza all’estero, sulla panchina della nazionale femminile della Nigeria, guidata in occasione del torneo preolimpico. «Un’esperienza meravigliosa», racconta a Cina in Italia, che gli ha spalancato le porte della Cina, dove è stato chiamato a sostituire il coach Lucas Mondello sulla panchina dello Shanxi Xing Rui Flame, squadra femminile del campionato professionistico cinese, vincitrice del titolo nel 2013.

Coach, come è arrivato l’ingaggio allo Shanxi Xing Rui Flame?

«È stata una notizia assolutamente inaspettata. Probabilmente l’esperienza che ho fatto con la nazionale nigeriana mi ha spianato la strada per continuare ad allenare all’estero. Con la Nigeria, infatti, è andata molto bene, al torneo preolimpico abbiamo battuto la Corea e questo risultato probabilmente in Asia ha avuto molta eco. Così è arrivata la chiamata che mi ha portato in Cina»

Come hai accolto questa chiamata?

«Mi è sempre piaciuto fare nuove esperienze e posso dire che nel giro di tre mesi mi è cambiata completamente la vita. Dal campionato italiano sono passato a giocarmi un torneo preolimpico con una nazionale africana e poi adesso mi trovo qui in Cina ad affrontare un campionato di grande livello in una nazione in grande crescita, ma non è facile comprenderla. È quindi una sfida bellissima, anche se non mancano le difficoltà».

In particolare cosa ti ha messo in difficoltà?

«Mi ha messo in difficoltà la diversità. In Cina il sistema è totalmente differente rispetto a quello a cui sono abituato, sia dal punto di vista dell’allenamento delle giocatrici, caratterizzato da modi e dinamiche diverse da quelli europei, sia per quanto riguarda i rapporti con la proprietà. Sono tantissimi gli aspetti che mi sto trovando a dover affrontare, ma con pazienza sto cominciando a comprendere le dinamiche e anche se non è facile, ci sto provando e sono pronto ad andare avanti».

Puoi farci un esempio concreto di queste differenze che hai riscontrato?

«Qui in Cina sono abituati a dare delle direttive che devono essere seguite, senza possibilità di discutere o confrontarsi su qualcosa. Chiaramente per noi che siamo abituati a discutere e parlare di ogni cosa risulta più faticoso e non è facile abituarsi ad un sistema così diverso. Ma piano piano mi sto adeguando, anche perché sono consapevole del fatto che mi trovo a casa loro».

La squadra come ti ha accolto? Che rapporto hai instaurando con le tue giocatrici?

«Un bellissimo rapporto. Ho avuto la fortuna di aver affrontato subito un percorso in salita, perché quando sono arrivato, dopo soli quindici giorni, ho dovuto affrontare un torneo di qualificazione al campionato. Anche questa è una cosa diversa e per me stranissima, di cui tra l’altro non ero nemmeno a conoscenza. In Cina, alla fine del campionato, tutte le squadre ritornano in ballottaggio per poter accedere al campionato successivo. Perciò abbiamo dovuto affrontare questo torneo di qualificazione, nel quale abbiamo disputato quattro partite con cinque squadre, tra cui le prime due si sarebbero qualificate per il campionato. Mi sono trovato subito in una situazione molto difficile, ma le ragazze sono state strepitose, mi hanno accolto benissimo e per fortuna questo torneo di qualificazione è andato molto bene. Abbiamo vinto subito la prima partita e poi anche tutte le altre, quattro su quattro, quindi ci siamo qualificati e da lì abbiamo cominciato a pianificare le cose. Con le ragazze c’è stato subito un impatto molto positivo».

Che obiettivi ti sei prefissato per questa esperienza in Cina e per la tua squadra?

«Più che gli obiettivi che mi sono prefissato io posso dire quelli che sono stati prefissati per la squadra. Mi è stato detto che questa è una squadra da semifinale per il titolo, quindi è quello il mio obiettivo, è lì che devo arrivare. Non posso dire che lo Shanxi Xing Rui Flame non valga le prime quattro posizioni, è una buona squadra, ma è abbastanza giovane e quindi c’è molto da lavorare».

Ultimamente si parla molto di come la Cina stia investendo nel calcio per portarlo ad un livello più alto. Com’è, invece, la situazione del basket cinese?

«Nel campionato professionistico cinese gareggiano dodici squadre che investono molti soldi. Sono tante le giocatrici americane tra le migliori al mondo che vengono ingaggiate e, allettate dalle cospicue proposte economiche, vengono qui a giocare magari per quattro mesi, soddisfatte dai lauti guadagni. E la gente qui vuole questo tipo di spettacolo, perché ama il basket americano e l’Nba, sono veramente fanatici della pallacanestro, come dimostra il fatto che c’è un grandissimo seguito, abbiamo sempre 4mila, 5mila spettatori. Ci sono poi moltissimi impianti di altissimo livello. Il palazzetto dove noi ci alleniamo è bellissimo, ci sono tre palestre, è una struttura che in Italia ci sogniamo. Gli impianti che ho visto qui sono veramente di un’altra dimensione e si continua ad investire sullo sport. È una situazione completamente diversa rispetto a quella italiana».

Come vedi il tuo futuro? Ti piacerebbe restare in Cina o la vedi come una parentesi?

«Io devo vivere giorno dopo giorno, perché questo è quello che deve fare un allenatore. Non posso fare programmi perché gli allenatori sono sempre sul filo del rasoio. Posso dire che un giorno mi sento alle stelle e penso che questa esperienza potrebbe durare per qualche anno, un altro giorno invece penso alla famiglia e tutto ha un’altra prospettiva. Comunque, programmi non se ne possono fare e non li voglio nemmeno fare, voglio restare con i piedi per terra. Tutti prima di partire mi dicevano: “Sarà una bellissima esperienza”. In effetti è così, però poi quando ti trovi a viverla in prima persona ti rendi conto che è una bella esperienza, ma è anche difficile. Comunque sono molto soddisfatto di essere il primo allenatore italiano di basket arrivato in Cina ad allenare in un campionato professionistico femminile e spero di aver aperto una strada».

Da Cina in Italia di novembre 2016