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L’identikit dei “giovani dal nido vuoto” e la solitudine in città

2017年08月16日 15:45 fonte:Cina in Italia  autore: Tang Yinghong*

 

Il loro vero problema non è vivere da soli, ma la mancanza di attività sociali. Se vivere da soli è un modo di vivere che un giovane di città può scegliere, la mancanza di attività sociali è invece una scelta forzata

 

Di recente, i “giovani dal nido vuoto” hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica. Con questa espressione ci si riferisce a quei giovani che soli hanno lasciato il luogo natio e lottano nelle grandi città, vivono soli oppure dividono l’abitazione con altre persone. I dati statistici mostrano che attualmente in Cina il numero di giovani tra i 20 e i 39 anni che vivono soli ha quasi raggiunto quota 20 milioni. Di giorno lavorano, la sera tornano alla loro vita solitaria, pochi hanno delle attività sociali.

Il fatto di vivere da soli probabilmente non è un grande problema né qualcosa di cui preoccuparsi. Le città di tutti i Paesi del mondo hanno una grande percentuale di giovani che vivono soli, è il moderno stile di vita urbano che scelgono. Secondo molti giovani di città, nelle metropoli è di gran lunga meglio vivere da soli che mantenere un matrimonio, si è più liberi ed è più comodo. In Cina il vero problema dei “giovani dal nido vuoto” non è il fatto di vivere soli, ma il fatto che, oltre a questo, non hanno attività sociali. Se vivere da soli è un modo di vivere che un giovane di città può scegliere, la mancanza di attività sociali è invece una scelta forzata.

Dal punto di vista psicologico, ognuno di noi ha una natura comune innata che comprende anche l’indole ai rapporti sociali. Questa implica che una persona allo stato naturale necessita non solo di costruire rapporti sociali ma anche di stabilire stretti legami sociali con una o più persone: il primo è detto bisogno di affinità, mentre il secondo bisogno di intimità. Se l’esigenza di affinità non è soddisfatta, le persone possono sentirsi socialmente sole e l’unico modo di eliminare la solitudine sociale è stabilire contatti interpersonali positivi. Se, invece, il bisogno di intimità non è soddisfatto, le persone possono arrivare a provare un altro genere di solitudine, una solitudine emotiva, perché se è difficile trovare un amico intimo, è altrettanto difficile la solitudine di chi dorme da solo. Anche per alleviare la solitudine emotiva non ci sono altre vie, l’unico modo è costruire legami stretti.

In altre parole, la solitudine è un sentimento soggettivo e non è necessariamente correlata a una persona che vive sola o sta da sola. Uno che ha sufficienti attività sociali, pur vivendo solo, non può essere considerato un “giovane dal nido vuoto”, mentre una persona che, pur vivendo con qualcuno, manca delle necessarie attività sociali e di compagni relativamente stabili, costituisce un “giovane dal nido vuoto” che ha attirato l’attenzione e le discussioni dell’opinione pubblica.

Dal punto di vista del fenomeno, i giovani che arrivano nelle grandi città per cercare opportunità di sviluppo rappresentano un fenomeno universale, le metropoli riuniscono un gran numero di risorse e occasioni su cui i giovani fanno affidamento per i loro sviluppi lavorativi. Non c’è grande differenza tra un giovane di una cittadina americana che, una volta laureato, va a New York o Los Angeles a cercare opportunità di sviluppo e un giovane di una cittadina cinese che, dopo la laurea, si sposta a Pechino, Shanghai o Guangzhou. Come nella serie americana Friends, quei giovani che vivono insieme non sono affatto soli né repressi, si godono felicemente la gioventù, i rapporti sociali, l’amore e ogni comoda risorsa che la città porta con sé.

Che differenza c’è tra i “giovani dal nido vuoto” cinesi e i giovani che lottano nelle grandi città negli Stati Uniti e in Europa, in Giappone e in Corea? Nello stesso contesto di globalizzazione, nella stessa circostanza di sviluppo di internet, perché quei “giovani dal nido vuoto” nelle città cinesi non possono sentirsi felici e rilassati come i giovani di città degli altri Paesi?

Obiettivamente parlando, attualmente la società urbana cinese, per i giovani che hanno lasciato il loro paese nativo per lottare, è piuttosto “ostile”. Per non parlare poi dei prezzi elevati delle case e degli stipendi sempre in recessione. Per quei giovani che desiderano mettere radici in città, stabilirsi nelle grandi città è sempre più una missione impossibile. Inoltre, per coloro che con sforzo hanno l’opportunità di stabilirsi in una metropoli, anche il controllo sociale irragionevole è un burrone insormontabile che si trovano a dover affrontare, basti pensare ad esempio all’hukou (il sistema di residenza).

Un ragazzo che viene da fuori a lottare duramente in una grande città, se si innamora di una ragazza del posto, deve affrontare una forte pressione. Il termine yingpan, letteralmente hard disk, è l’appellativo dispregiativo che le persone del posto che possiedono l’hukou utilizzano per riferirsi ai giovani venuti da fuori ed ammonire le ragazze che non devono farsi abbindolare dagli yingpan è diventato proprio una cultura urbana. Una ragazza dall’accento dialettale è stata umiliata nella metropolitana e in tutta la carrozza nessuno le ha dato una mano.

I giovani che lottano nelle città cinesi sopportano prezzi delle case ancora più elevati di Tokyo, Seoul, New York e Parigi, ma guadagnano solo un terzo o addirittura meno rispetto a queste città straniere. Inoltre, devono anche sopportare ogni genere di irragionevole controllo sociale e la subcultura urbana, piena di discriminazioni e pregiudizi territoriali, provocata e portata da questi controlli irragionevoli. Non sorprende, quindi, l’emergere di decine di milioni di “giovani dal nido vuoto” di città con caratteristiche cinesi.

Guardando il fenomeno dei “giovani dal nido vuoto” in città cinesi da una prospettiva diversa, quei giovani che hanno lasciato il luogo d’origine nelle grandi città lottano con fatica e vivono in solitudine, le loro difficoltà e solitudine sono come un’ “ulcera” della vita urbana, dicono chiaramente a tutti che, sotto l’affascinante paesaggio urbano, quelle città che si vantano dell’internazionalizzazione sono già sprofondate in una grave e lunga malattia.

È così. Una città che fa sentire soli e senza speranza i giovani che lottano avrà difficilmente un futuro luminoso.

*Professore di psicologia ed editorialista

Da Cina in Italia di luglio 2017