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Studenti cinesi nella scuola italiana

2017年10月06日 19:03 fonte:Cina in Italia  autore: Maria Rosaria Mallo* e Valentina Mazzanti

 

L’indagine L’integrazione scolastica degli alunni cinesi nella scuola italiana punta a rilevare la situazione degli alunni cinesi che frequentano le scuole superiori italiane, cercando di capire le loro difficoltà, aspettative e il livello di inserimento

 

La presenza di alunni cinesi nelle scuole italiane statali di istruzione secondaria di II grado è oggi sempre più rilevante e significativa e lo sono anche le difficoltà, di natura principalmente linguistica e culturale, che spesso non solo gli alunni ma anche i docenti e i dirigenti scolastici si trovano ad affrontare. Abbiamo quindi ritenuto opportuno recarci personalmente all’interno di alcuni istituti scolastici d’istruzione secondaria di II grado di Roma e osservare in modo diretto queste problematiche. Da questa esperienza sul campo è nata in noi l’esigenza di effettuare una rilevazione all’interno di questi istituti, al fine di offrire elementi di conoscenza utili a migliorare sia l’organizzazione interna delle scuole, sia il processo di apprendimento degli alunni. È nato, quindi, con questi obiettivi il nostro progetto L’integrazione scolastica degli alunni cinesi nella scuola italiana – A.s. 2016/2017, che, nella sua attuale prima edizione ha coinvolto solo due istituti scolastici con sede a Roma, in aree della città con forte densità abitativa della comunità cinese, ma che nelle sue future edizioni coinvolgerà anche altri istituti scolastici di Roma e del Lazio e, ove possibile, dell’intero territorio nazionale.

Abbiamo dunque utilizzato alcuni indicatori contenuti nell’indagine Istat L’integrazione scolastica e sociale delle seconde generazioni – Anno 2015 e abbiamo intervistato i dirigenti scolastici e gli alunni di nazionalità cinese nati tra il 1997 e il 2001 – gli attori sociali del nostro studio – di due istituti d’istruzione secondaria di II grado romani: l’IIS Leonardo da Vinci e l’ITIS Galileo Galilei. La nostra indagine è stata svolta sottoponendo due diversi questionari rispettivamente ai dirigenti scolastici e agli alunni cinesi, con l’obiettivo principale di analizzare non solo il livello di integrazione scolastica e sociale raggiunto, ma anche di rilevare il percorso di studi degli studenti, il loro eventuale drop-out in seguito all’assolvimento dell’obbligo scolastico e le loro scelte universitarie.

I dati

Per ogni ragazzo la scuola non rappresenta solo la fase di apprendimento e di trasmissione di nozioni, ma è anche il momento in cui inizia ad entrare a tutti gli effetti nella società, ad instaurare i primi rapporti al di fuori della famiglia, assumendo comportamenti via via sempre più autonomi. Per un alunno straniero, la scuola rappresenta un luogo ancora più importante, perché è proprio lì che avviene l’incontro-scontro con una nuova cultura, una nuova società, con parametri a volte totalmente diversi rispetto a quelli del Paese di origine.

Secondo dati Miur aggiornati al 21 febbraio 2017, in Italia gli studenti degli istituti statali e paritari, frequentanti le scuole primarie e secondarie, di I e II grado, con cittadinanza non italiana, sono in totale 647.185, rispetto ai 633.330 registrati dallo stesso Miur al 30 agosto 2016. Un numero in aumento, dunque, ma proprio tra questo tipo di studenti non è raro trovare ragazzi con un percorso scolastico piuttosto travagliato. In particolar modo, le difficoltà che incontrano gli studenti cinesi spesso sono non solo di carattere linguistico, ma anche culturale, rendendo difficoltosa la loro integrazione con i compagni di classe, tanto più quando i compagni hanno un’età diversa rispetto alla loro.

Da un recente rapporto pubblicato lo scorso anno dal Miur e dalla Fondazione Ismu Alunni con cittadinanza non italiana. La scuola multiculturale nei contesti locali. Rapporto Nazionale A.s. 2014/2015, a cura di Mariagrazia Santagati e Vinicio Ongini, è emerso che nell’A.s. 2014/2015 gli alunni con cittadinanza cinese frequentanti le scuole dall’infanzia alle secondarie di II grado ammontavano a 41.707, pari al 5,2% del totale degli studenti con cittadinanza straniera. Inoltre, dalla sopracitata indagine Istat del 2015 è emerso che gli alunni cinesi nelle scuole secondarie per il 59,3% erano nati in Italia, per il 4,7% erano entrati in Italia prima dei 6 anni, per il 15% erano arrivati in Italia in un’età compresa tra i 6 e i 10 anni e per il 21% erano entrati in Italia dopo gli 11 anni.

Se, quindi, per gli studenti cinesi nati in Italia risulta naturale – o comunque facile – comprendere ciò che il docente sta spiegando in aula, per una ragazza o un ragazzo arrivato da poco nel nostro Paese che non riesce a parlare, né tanto meno a scrivere, in italiano restare in classe alcune ore ad “ascoltare” la lezione dei vari professori diventa un’impresa quasi impossibile. Spesso così gli insegnati si trovano a dover gestire in classe studenti visibilmente spaesati, distratti o annoiati. Ed anche i colloqui tra genitori ed insegnanti risultano complessi: da una parte, infatti, la maggior parte dei docenti non parla né inglese, né tanto meno cinese; dall’altra i genitori dei ragazzi non parlano inglese, né tantomeno italiano.

Ma i problemi non sono solo di natura linguistica. Secondo quanto emerso dal confronto con alcuni docenti dei due istituti presi in esame, infatti, anche per gli studenti perfettamente integrati restare attivi in classe ed avere un buon rendimento diventa spesso difficile, in quanto sono impegnati anche ad aiutare i genitori nelle loro attività pomeridiane e a volte anche serali.

Gli alunni cinesi

Gli alunni intervistati nella nostra indagine L’integrazione scolastica degli alunni cinesi nella scuola italiana – A.s. 2016/2017 sono tutti nati tra il 1997 e il 2001 e il 75% di loro ha la cittadinanza cinese. Gli istituti scolastici presi in esame, l’ISS Leonardo Da Vinci e l’ITIS Galileo Galilei, sono due tra i più grandi istituti di Roma interessati da un sostanzioso flusso migratorio. Il 50% degli studenti ha dichiarato di vivere in Italia da più di 6 anni e per alcuni il percorso scolastico in Italia è iniziato già dalla scuola materna. Il 69% si è detto soddisfatto della propria classe e il 63% ha dichiarato di frequentarsi, a volte, fuori dall’orario scolastico. Nonostante ciò, gli amici frequentati nel tempo libero sono più cinesi (63%) che italiani (19%). Inoltre, per il 50% degli intervistati è la matematica ad essere la materia preferita, dato questo estremamente interessante, soprattutto se confrontato con quello riguardante le scelte effettuate dagli studenti italiani, i quali mettono la matematica tra gli ultimi posti nelle proprie preferenze universitarie.

Sebbene tutti i ragazzi indistintamente abbiano affermato che la famiglia reputi lo studio fondamentale per la formazione professionale e per il proprio futuro, il 25% ha dichiarato di svolgere assiduamente attività lavorativa al di fuori dell’orario scolastico, mentre il 19% la pratica saltuariamente. E, tra questi, il 50% dei lavori svolti è gestito dalla propria famiglia.

Dopo la maturità, il 25% ha dichiarato di voler proseguire gli studi e di volersi iscrivere all’università, mentre il 56% preferirebbe iniziare subito a lavorare. Ma che cosa vorrebbero fare da grandi? Il 69% non lo sa ancora e solo il 13% vorrebbe avviare un’attività imprenditoriale. Alla domanda, infine, “Ti senti più italiano o più cinese?” – tipicamente rivolta ai ragazzi che, secondo una terminologia sociologica sono “seduti su due sedie” – il risultato è pari al 50%.

I dirigenti scolastici

Un ruolo nodale nella gestione e nell’inserimento nella scuola degli alunni stranieri al fine di agevolarne l’integrazione scolastica viene svolto dai dirigenti scolastici. E sia nel caso in cui la cittadinanza venga considerata criterio decisionale per la formazione delle classi, sia nel caso in cui ciò non avvenga, dando così forma a classi con alunni che hanno per la maggior parte la stessa nazionalità straniera, l’obiettivo dei dirigenti intervistati resta comunque il medesimo, cioè quello di distribuire gli alunni stranieri in più classi, al fine favorirne appunto l’eterogeneità.

I dirigenti dei due istituti intervistati affermano inoltre di promuovere, all’interno dei loro istituti, attività miranti a migliorare l’inserimento degli alunni iscrittisi per la prima volta, grazie al supporto dei docenti interni. In tal senso, in entrambi gli istituti viene conferita grande importanza non solo alla formazione dei docenti volta a favorire l’integrazione scolastica degli alunni non italiani, ma anche ai progetti e alle attività interculturali finanziate attraverso l’uso di fondi specifici. Da una parte, la formazione continua di personale docente e non, dall’altra le continue attività di sensibilizzazione sono due pratiche fondamentali per migliorare e facilitare l’integrazione scolastica, sottolineati entrambi dai due dirigenti scolastici in fase di rilevazione.

Da ultimo, al fine di superare i problemi linguistici e culturali che tendono a portare ad un isolamento della comunità di studenti cinesi, va anche presa in considerazione la possibilità di avvalersi del servizio svolto dai mediatori culturali, esperti esterni alla scuola in grado di interporsi tra alunni stranieri e istituti scolastici, agevolando non solo la comunicazione, ma anche l’inclusione degli alunni stessi all’interno della comunità scolastica.

*Maria Rosaria Mallo, ex Dirigente scolastico, latinista e docente di Legislazione primaria e secondaria riferita all’integrazione scolastica nei corsi di specializzazione per la formazione degli insegnanti per il sostegno presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”

Da Cina in Italia di settembre 2017