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Xijiang, il meraviglioso villaggio di etnia Miao

2017年10月27日 18:15 fonte:Cina in Italia  autore: Jacopo Maria Bettinelli

 

Alla scoperta di Xijiang attraverso la vista, l’udito, il gusto, il tatto e l’olfatto

 

È sera tardi, i miei compagni di viaggio stanno dormendo da quando abbiamo lasciato Guiyang. Non sono mai stato in grado di dormire durante gli spostamenti, ogni volta che il pulmino fa una curva mi sveglio e, contando che siamo su una strada di montagna piena di tornanti, il tempo che passo sveglio è equivalente a quello che passo con gli occhi chiusi. Sotto le ruote si macina asfalto, mentre fuori dal finestrino si distingue vagamente una parete rocciosa da un lato e tanto buio dall’altro. Senza contare il volo da Pechino a Guiyang, siamo in strada da circa tre ore, all’ennesima curva apro nuovamente gli occhi ma questa volta, al posto del buio della vallata, mi si para davanti un’enorme entrata in legno: siamo arrivati a Xijiang, il più grande villaggio di etnia Miao di tutto il mondo.

Vista

Passata questa entrata, costeggiamo per qualche minuto un piccolo corso d’acqua che scorre una decina di metri sotto di noi, racchiuso nell’alveo formato dall’incontro di pareti rocciose di due versanti montani coperti di vegetazione lussureggiante. È notte fonda e al di fuori del fascio di luce dei fari della macchina e di qualche raro lampione, il resto del mondo è circondato da buio pesto, fino a che non superiamo l’ennesimo tornante e ci si para davanti uno spettacolo mozzafiato: un villaggio interamente illuminato che ricopre la quasi totalità di due fianchi montuosi, separati da quel fiumiciattolo che abbiamo costeggiato fino a qui. Vedere le mille case del villaggio che risplendono nel cuore della notte è uno spettacolo indescrivibile a parole. Il corso d’acqua divide nettamente Xijiang in due sezioni, collegate da diversi fengyuqiao (ponte del vento e della pioggia), un particolare tipo di ponte in legno tipico delle minoranze etniche della zona, anche questi illuminati ed attraversati da fasci di luce che gli donano un’atmosfera ed un’aura magica.

La mattina dopo ci dirigiamo ad un punto di osservazione fra i più alti, in modo da poter ammirare il villaggio in tutto il suo splendore. Il nome completo di Xijiang è Xijiang Qianhu Miaozhai, letteralmente “villaggio Miao delle mille case di Xijiang”. Da questa piattaforma, possiamo ammirare tutte le mille e più case, interamente in legno, che compongono il villaggio. Il colpo d’occhio è incredibile e lascia subito intuire che nonostante le case sia molto ravvicinate e le strade strette, non si ha un senso di soffocamento, sia perché sono tutte costruzioni a due o tre piani, sia perché sono situate sul pendio della montagna, facendo sì che risultino come una naturale evoluzione del paesaggio montano.

Vagando con gli occhi, noto una costruzione differente dalle altre, che racchiude un enorme palcoscenico. La sera andiamo proprio lì a vedere lo spettacolo delle danze tradizionali Miao, messo in scena da un esercito di ballerini che si muove all’unisono a ritmo di musica.

Udito

Dalla mia stanza d’albergo posta proprio di fronte al fiume e nelle vicinanze di una piccola cascatella, il rumore che sento prima di dormire, appena sveglio e per tutta la durata della notte, è quello dell’acqua che scorre libera. Così difficile da sentire a Pechino, dove l’acqua dei canali scorre lenta e placida.

Un suono che si sente in continuazione durante il giorno, è quello dei lusheng, strumenti a fiato composti da canne di bambù, che i locali suonano di fronte a ristoranti e bettole per attrarre i clienti. Infine, l’onnipresente tintinnio di campanelli ed altri ammennicoli d’argento ricamati sui vestiti tradizionali Miao. Questa etnia, infatti, pone particolare importanza ai propri abiti, ricamati a mano, e all’argento, di cui questo popolo si serve dalla notte dei tempi modellandolo e intarsiandolo con ineguagliabile maestria.

Gusto

Oltre ai piatti tipici del luogo, come la zuppa aspra di pesce suantangyu, il sapore più ricorrente che gusto è quello del mijiu, la grappa di riso glutinoso locale. Questa viene offerta a tutti i visitatori, prima ancora di poter entrare nel villaggio, secondo la tradizione del lanmenjiu: gli ospiti devono bere dodici bicchieri di grappa per poter essere ammessi.

Un’altra tradizione è quella del changzhuoyang, che prevede si ceni tutti insieme seduti a lunghi tavoli posti nelle piazze o nelle strette vie del villaggio, ridendo e scherzando con tutto il vicinato. In queste occasioni, si può gustare anche l’ “acqua che scende dalla montagna”, ovvero bere del mijiu da una tazza riempita da una fila di tre, quattro, fino addirittura dieci teiere piene di grappa di riso.

Tatto

Il tatto è stato appagato innanzitutto dall’esperienza di aver potuto imparare l’arte del ricamo Miao. Le donne Miao cuciono e ricamano da sole i propri vestiti tradizionali. Un vestito intero può necessitare anni di lavoro prima di poter essere completato e ha un valore di mercato di diverse centinaia di migliaia di renminbi. Ho anche imparato le basi della battitura dell’argento, con cui i Miao riempiono i propri vestiti, realizzano bellissimi bracciali o complicatissimi copricapi. Sono soprattutto le donne ad indossare questi gioielli e, a seconda del tipo di vestito e di argenti indossati, si può capire se una donna è single, sposata, se ha figli e molto altro ancora.

Sono anche entrato in una risaia a pescare a mani nude, con il solo ausilio di un piccolo cesto di vimini per intrappolare i pesci in uno spazio confinato e sentire la loro presenza solo grazie al tatto, poiché l’acqua torbida della risaia non permette di vedere alcunché al di sotto della superficie.

Olfatto

Infine, il profumo dolce e fresco della natura, degli alberi, dei fiori, della pioggia e soprattutto del legno con cui sono costruite tutte le case, gli alberghi, i ristoranti e i negozi della città. Così diverso dall’odore pesante che si respira a Pechino. E Xijiang mi è rimasta nel cuore, non solo per l’ambiente stupendo, ma anche per la cultura tradizionale che si può respirare in ogni angolo e in ogni gesto.

Da Cina in Italia di settembre 2017