La posizione corrente:Home > Attualità

La Cina e gli archivi Unesco

2018年02月02日 19:27 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel
Le ossa oracolari

 

 

Anche le ossa oracolari della dinastia Shang sono entrate di recente nel Registro Unesco che tutela la conservazione, l’accesso e la conoscenza del patrimonio documentario mondiale. Sono ora tredici gli archivi cinesi inseriti

 

Con le iscrizioni sulle ossa oracolari, sale a tredici il numero di documenti e archivi cinesi inseriti nel Registro della memoria del mondo dell’Unesco. Risalenti tra il 1400 e il 1100 a.C., quando in Cina regnava la dinastia Shang (XVI secolo a.C-XI secolo a.C), le iscrizioni sulle ossa oracolari sono state rinvenute tra le rovine di Yin nei pressi della città di Anyang nella provincia cinese dello Henan. Si tratta di incisioni o dipinti su scapole di bovini, gusci di tartarughe oppure ossa di altri animali, il cui utilizzo era legato alla divinazione. Su ossa e gusci venivano praticati dei fori o delle incisioni a cui si applicava una fonte di calore che produceva delle crepe in base alle quali un indovino pronunciava il proprio responso. Tanti gli aspetti oggetto di divinazione: sacrifici, preghiere, tempo, raccolto, questioni militari, viaggi. Il ritrovamento di queste ossa oracolari è stato un tassello importante per stabilire l’effettiva esistenza della dinastia Shang, ricostruirne la genealogia, conoscere importanti eventi della famiglia reale e indicazioni su come le persone vivevano a quel tempo. E ha dato anche un importante contributo agli studi su lingua e scrittura, fornendo esempi della forma originaria di molti caratteri cinesi ed elementi relativi allo sviluppo delle strutture grammaticali.

Il Programma Memoria del Mondo

Istituito nel 1992, il programma Unesco punta a favorire la conservazione, l’accesso e la conoscenza del patrimonio documentario mondiale. Nel registro sono inseriti testi, documenti, immagini, registrazioni e filmati custoditi in Paesi di ogni parte del mondo. Un patrimonio che spesso a causa di guerre e conflitti, a cui vanno ad aggiungersi i problemi dovuti alla mancanza dei fondi necessari, finisce per essere saccheggiato, perso, venduto illegalmente, distrutto o danneggiato perché custodito in luoghi inadeguati. Nel corso del tempo, quindi, molti documenti sono stati dispersi per sempre, altri rischiano la stessa sorte e altri ancora sono adeguatamente tutelati. Attualmente il registro della memoria del mondo conta 427 documenti e collezioni sparsi nei cinque continenti.

Le iscrizioni del 2017

Le iscrizioni sulle ossa oracolari sono il terzo documento cinese inserito nel corso del 2017, dopo gli archivi moderni e contemporanei sulla seta di Suzhou e gli archivi ufficiali di Macao (1693-1886) durante la dinastia Qing (1644-1911). I primi comprendono 29.592 volumi con disegni, schede tecniche, ordini d’acquisto e campioni di prodotti di molte imprese e organizzazioni attive nel settore della seta dal XIX al XX secolo. Una documentazione preziosa che testimonia non solo come è cambiata l’industria della seta in Cina, ma anche l’evoluzione degli scambi commerciali tra Oriente e Occidente, che assume un particolare significato nell’ambito della strategia “Una cintura, una strada” promossa dalla Cina. Gli archivi ufficiali di Macao, invece, comprendono oltre 3.600 documenti relativi alle transazioni commerciali intercorse tra l’Ufficio del Procuratore del Leal Senado di Macao e le autorità cinesi del Guangdong tra il 1693 e il 1886, a testimonianza dell’importanza del porto di Macao come punto di incontro e scambio tra Oriente e Occidente.

La dinastia Qing

Ma queste non sono le uniche testimonianze che riguardano il periodo dell’ultima dinastia cinese ad essere state inserite nel Registro della memoria del mondo. Scorrendo l’elenco si trovano anche gli atti della segreteria dei Qing. Iscritti nel 1999, raccolgono i resoconti sulle attività dei missionari occidentali in Cina nel corso del XVII secolo e forniscono un quadro dettagliato dell’infiltrazione della cultura occidentale in Cina al tempo dei Qing. A questi nel 2005 si sono aggiunti gli elenchi degli esami imperiali, che in quel periodo rappresentavano la fase finale per il reclutamento di personale al servizio dello stato ed erano presieduti dell’imperatore in persona. Su due fogli di carta gialla venivano scritti i nomi di coloro che li avevano superati con successo: un foglio lungo circa due metri scritto in cinese e manciù, su cui era apposto il sigillo dell’imperatore, veniva esposto pubblicamente, mentre uno più piccolo, lungo circa un metro, veniva consegnato all’imperatore. Ne sono conservati oltre duecento esemplari, di entrambe le tipologie, che vanno dal 1667 al 1903. A completare la documentazione risalente al periodo della dinastia Qing, nel 2007 sono stati iscritti al Registro anche gli archivi dello Yanshi Lei, relativi all’architettura imperiale a Pechino, Tianjin, Hebei, Liaoning e Shanxi tra la metà del XVIII e l’inizio del XX secolo, fonte di preziose informazioni sull’architettura cinese.

La medicina tradizionale cinese

Spazio poi alla medicina tradizionale cinese, entrata nel Registro della memoria del mondo con il Canone interno dell’Imperatore Giallo (Huangdi Neijing) e il Compendio di Materia Medica (Bencao Gangmu), entrambi inseriti nel 2011. Il Canone interno dell’Imperatore Giallo è la prima opera scritta sulla medicina tradizionale cinese. Compilata oltre 2.200 anni fa, durante il periodo degli Stati combattenti (475 a.C.-221 a.C.), la versione più antica e meglio conservata risale al 1339. Il Compendio di Materia Medica, invece, è il testo più completo scritto sull’argomento. Finito di redarre nel 1578, quando in Cina regnava la dinastia Ming (1368-1644), da Li Shizhen, elenca e descrive piante, animali, minerali e tutto ciò che si riteneva avesse proprietà medicinali.

Le minoranze etniche

Non mancano documenti sulle minoranze etniche che popolano la Cina. La prima documentazione cinese inserita nel Registro della memoria del mondo dell’Unesco nel 1997, infatti, riguarda proprio il loro patrimonio musicale. Nel 2003, poi, sono stati iscritti anche gli antichi manoscritti di letteratura Dongba dei Naxi, una popolazione discendente dell’antica tribù Qiang, migrata dalle valli Huanghe e Huangshui nella Cina nordoccidentale fino a stabilirsi lungo l’alto corso del fiume Jinsha. La parola Dongba ricalca il nome con cui venivano indicati i sacerdoti della religione diffusa tra i Naxi, successivamente utilizzato per riferirsi alla religione stessa e alla cultura di questa popolazione, che si è distinta in particolare per aver creato un sistema di scrittura pittografico con oltre duecento caratteri con cui hanno tramandato le loro abitudini. Oggi circa 300mila Naxi vivono nella zona tra la provincia dello Yunnan, quella del Sichuan e della regione autonoma del Tibet, ma restano solo pochissime persone in grado di decifrare i testi della letteratura Dongba.

Gli altri documenti cinesi

A completare la presenza di archivi e documenti provenienti dal passato della Cina nel Registro della memoria del mondo ci sono: i documenti ufficiali del Tibet del periodo della dinastia Yuan, ventidue documenti che permettono di comprendere aspetti politici, religiosi, economici e culturali del Tibet tra il 1304 e il 1367; la corrispondenza e le ricevute delle rimesse inviate dai cinesi emigrati all’estero, in Asia, Nord America e Oceania, alle loro famiglie rimaste in Cina, tra il XIX e il XX secolo, importanti per tracciare lo sviluppo delle migrazioni e i rapporti tra Oriente e Occidente; infine i documenti del massacro di Nanchino relativi al periodo del massacro (1937-1938), alle indagini svolte dopo la guerra e ai processi nei confronti dei criminali di guerra (1945-1947) e ai documenti raccolti dalle autorità giudiziarie della Repubblica popolare cinese (1952-1956).

Da Cina in Italia di gennaio 2018